Rohmer

T’indico il crepuscolare
bisticcio alle cime di mango;
dall’Africa a Oriente,
fruscia di volpi volanti
greve la sera e pomposo,
appresso al tramonto,
il sinistro rinfresco è levare.

T’insegno che albeggia,
qui, su l’acero e il tiglio,
al faggio, all’ora che desta,
il nugolo ronza d’uccelli
e dietro, sperso pegl’orti,
alla quercia scompiglia
la ghianda e la foglia.

Al rigirare t’accenno,
nell’aria, del carbonio,
alla fredda ventata del raggio;
di Rohmer pesa Delphine,
la cupa donna e la sorte,
che non fu in Messico, dove
guardammo il secco sul mare.

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Mucche Lunari

Questa notte è stata disturbata da un costante ulular di cani e dallo straziante muggir di vacche.
All’improvviso, dopo un breve scalpiccìo sulla ghiaia del cortile, un perentorio “Schhhhhhhhhhhhhhh!” ha messo fine al coro canino.
Per il muggire, nulla da fare. Nessuno l’ha fermato.
Ho appreso che i padroni delle mucche sposano un’amena scuola di pensiero, secondo la quale i raggi solari sono altamente nocivi per i paciosi bovini.
Per tal cagione, i villani costringono le mucche nello stallo notte e dì, senza mai mostrarsi indulgenti nei loro confronti.
Del resto, l’ideale è sopra ogni cosa, specialmente per menti così fini.
Questa confessione è solo per chiarire, io lo so, che le mucche sono esseri lunari e, pertanto, risulta corretto celarle al radioattivo sguardo del sole.
I villani (ora in senso deteriore e non letterale) non ne sono a conoscenza e non permettono ai cari ruminanti di goder del notturno bagno risucchiante della luna, nel quale, al contrario, le mucche sguazzerebbero come maiali nei liquami. Ecco perché gemono, straziate e strazianti.
E’ risaputo che i villani non usano visitar le terre forestiere; mai hanno osservato i pascoli notturni dei monti brulicanti di erbivori.
Unico dubbio: è stata una notte di luna nuova. Forse, quindi, i villani sanno…

 

Critical mono-mass

Questa mattina ho visto una tizia in bicicletta che, dovendo svoltare a sinistra ad un semaforo, si buttava in mezzo al traffico col braccio sinistro ben teso e orizzontale, per indicare la direzione.
Peccato, anzi, peccatissimo, che si trattava di un incrocio sotto il cavalcavia Bacula a Milano, laddove s’incrocia la strada che porta in tangenziale.
Un formicaio di auto giustapposte a mò di Tetris.
Insomma: quando non si ha paura, si fa paura. Lo cantava Faber: “Qui chi non terrorizza s’ammala di terrore”.
Ha creato il panico fra le auto, roba da schiacchiarla senza pietà.