…Come il Martini con le Olive


Il trapasso delle illustri personalità religiose apre sempre le cateratte delle emozioni del popolino.
Mai un’osservazione acuta, oppure una almeno ponderata, nessuna ironica, nessuna dissacrante.
Alla notizia della morte di Martini, io mi sono soltanto preoccupato dello stato d’animo delle olive; il che, indirettamente, onora anche l’uomo.
E’ pacifico che le olive soffrano questo distacco, non c’è bisogno di sconfinata cultura; per preservarsi, nel mezzo della buriana di commenti maldestri sull’eutanasia, del “fine vita” mal interpretato da chi non ha idee (e, nel caso ne avesse, non sarebbero chiare), sarebbe bastata una superficiale cultura musicale.
Intendo dire che non è necessario capire tutti i testi di Vecchioni, si sprecano citazioni letterarie e – si sa – qui casca l’asino; serve però memoria. Servirebbe ricordare CanzonenoznaC: “…e ricordava cose antiche
proibite ma pur sempre vive come il Martini con le olive.”

 

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L’ascensore di Pat

C’è un ascensore che vedo tutti i giorni e che saltuariamente uso, il quale emette un “plim-plom” copiato da un brano di Pat Metheny.
Sono troppo sicuro; quando sento questo “plim-plom”, il “plim-plom” che avvisa dell’arrivo dell’ascensore, quando si aprono le porte scorrevoli, io subito ci attacco mentalmente il “plim-plom” successivo, come da spartito del grande Metheny.
Penso che passi da un “plim-plom” in maggiore ad uno in minore…
Il brano dovrebbe essere “Message to a Friend”, tratto da ” Beyond The Missouri Sky”. Disco meraviglioso.
Il problema è che questo maledetto ascensore mi sta imprimendo a fuoco, nella mente, questo brano; da diverso tempo non mi abbandona mai. Sto male. Aiuto…!

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Ciao Don!

fonte: Wikipedia
Apprendo oggi della scomparsa di Don Van Vliet, Captain Beefheart per gli amici. Ovviamente la notizia è stata riportata da pochi.
La sclerosi l’ha consumato. Ciao Don!
Inutile (e veramente arduo) definire la sua musica; arduo anche l’ascolto. Quello che mi sento di scrivere è che per destrutturare a tal punto una realtà (come Don ha fatto con le note) e ristrutturare le macerie ottenute, si deve essere uomini “oltre”. Oltre il quotidiano, oltre le regole, oltre il pensiero diffuso e quello raro, quello essoterico o esoterico. Oltre la cultura, infine…
Un “grandemente oltre”, perché i pochi che lo apprezzano sanno bene: fra mille anni, sarà sempre un genio di nicchia, un genio d’una lampada kitsch nascosta in un angolo remoto della credenza, ma, fra mille anni, sarà ancora riconosciuto come uno dei grandi rivoluzionari della musica e, ancora, fra mille anni, famosi artisti continueranno ad annoverarlo fra le fonti d’ispirazione.
Perché sia ben chiaro, una volta per tutte, che la Pausini muore con la morte fisica, ma gente della razza di Captain Beefheart è fatta d’altra sostanza immortale e sanamente immorale.
Per chi vuole conoscere tutta la musica, per gli audaci, per i sognatori e – perché no – per gli incazzati masochisti, obbligatorio questo disco.
…E allora un saluto caldo, caldissimo, caro Don; una lacrima, anche. Come posso dimenticare il trauma subito al primo assaggio del tuo mondo musicale?
Ciao Don, and Lick My Decals Off, Baby!

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Le dolci correnti della banalità

La musica di Venditti (salvo il periodo culo e camicia con San Francesco De Gregori e pochi altri brani “giovanili”) non mi è mai piaciuta. La trovo retorica, sempliciotta e soprattutto ben studiata, mirata. Mirata alla vendita.
A prescindere dai miei gusti musicali, leggo questo articolo del Corriere di oggi, nel quale Venditti afferma di aver vissuto incontri molto ravvicinati con UFO, ma ancor più inquietanti sono gli episodi del “sole gemello” ed un altro: “Eravamo in un bosco e cercavamo una villa bellissima che sapevamo essere vicina all’albergo. Ma non c’era verso di trovare la strada: fummo colti da una sensazione di disorientamento. “Eravamo lì, a girare senza costrutto: non se ne veniva a capo. La strada, mentre la percorrevi, si “formava” di nuovo: prigionieri di un labirinto e del tempo”.
Ebbene, questi avvenimenti non mi stupiscono più di tanto; mi sgomenta però il fatto che una persona, pur vivendo simili esperienze, avendo apparentemente un atteggiamento aperto e curioso, senza bollare certe esperienze (dirette) come semplici black out della mente, abbandoni la sua opera alle dolci correnti della banalità.

Ciao Lhasa…

Lo scrivo. Si, forse è patetico, ma lo scrivo perché ho conosciuto la musica di Lhasa De Sela da una settimana.
Mi ha folgorato. Bella, brava, struggente, calda.
Oggi apprendo che il primo gennaio se n’è andata, a 37 anni; mi sono scese due lacrime, una per occhio, una per l’uomo e una per la donna. Una per me e una per lei.
Ciao Lhasa. Un bacio.
 

Buon Qualcosa a Qualcuno

http://www.youtube.com/v/423ZLhcTs1o&hl=it_IT&fs=1&

Quando San Francesco De Gregori era ancora in sé scrisse questa canzone; ora è caduto nell’autocensura culturale, come altri poeti della sua generazione. Oppure si sentono sconfitti? Non hanno più nulla da dire? Va tutto bene?
San Francesco è anche molto caustico (alcuni dicono “stronzo”); quanto vorrei che leggesse, per poi insultarmi; sarebbe un segno di “esistenza in vita”. Tutto sembra perduto. L’ignoranza dilaga e con essa la crudeltà, il razzismo, il qualunquismo. Tutti si occupano della scorza, nessuno assapora la polpa. La politica è da una parte volgarissima e dall’altra sterile. E… appunto…San Francesco va a X-Factor. Fortunatamente Battiato ha dichiarato che non ci andrebbe neppure dietro “invito” dei carabinieri.
Parafrasando Moretti: “Ve lo meritate Marco Castoldi!”. ….E chi è?! E’ primadonnadivastar Morgan.
Un mio saggio conoscente disse: “Se sei la Loren, mostrami le tette!”…
Almeno questa è passata, per quest’anno. 
Comunque… Per chi ha bisogno di auguri, questi sono i miei.
Si, sono agrodolci.

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‘O Capo Clan

Il Corriere Della Sera e altri hanno pubblicato un articolo su questo “cantante”. In realtà la notizia è già datata e lo potete leggere qui.
Sono curioso di seguire la vicenda, se ci sarà un seguito.
Che fare? Teoricamente lo Stato dovrebbe intervenire, ma: avrebbe senso lasciare che la notizia si sgonfi a livello nazionale, per rimanere un fenomeno confinato nel territorio della Campania?
Io penso di no. La parola ha sempre potere.
Quello che temo, conoscendo i nostri governanti, è l’indifferenza. Indifferenza giustificata da un semplice fatto: queste notizie non hanno presa a livello nazionale. Non fanno parte del “circensis” che distrae il popolino. Di questo ne sa qualcosa Saviano.

Non c’è più “gnente” da fare…

Pochi giorni fa, di mattina, offuscato perché appena risorto dalla piccola morte del sonno, stringendo troppo la curva a sinistra per andare in bagno e quindi urtando l’angolo del tavolo con l’anca, maledicendo tutti gli Dei, mi sono contorto dal dolore e lo sguardo è andato verso i miei libri seguendo la traiettoria browniana indotta dal male; precisamente l’occhio si è fermato – esaurito il moto – su “Il tamburo di latta” di Gunter Grass. Di questo libro straordinario ed epocale ne ho due copie, perché la prima (dei miei genitori), un’edizione Feltrinelli degli anni ’60, sta attraversando la sua fase autunnale e quando la maneggio perde sempre tre o quattro pagine ingiallite.
Ripreso l’uso della gamba ho spostato la copia più recente sul tavolo, con l’intenzione di sfogliarla la sera.

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