I nomi delle cose

Poetarum Silva ospita la mia recensione a I nomi delle cose, di Giancarlo Baroni.

[…] La sequenza di poesie della prima sezione (I nomi delle cose), che spazia dal Medioevo alla Grande Guerra, ci accompagna in un viaggio che profuma de Il mestiere delle armi di Olmi e Uomini contro di Rosi, questo anche grazie alla forma principe dei componimenti: poesie brevi, terzine e distici dall’atmosfera algida, lapidaria, senza rinunciare a delle punte ironiche.

Kangarù

Kangarù risponde all’esploratore
che gli domanda il nome

di quel buffo animale saltellante
Kangarù ripete non capisco. (p. 10)
[…]

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La crepa madre – Carmilla

Oggi, su Carmilla, Francesca Fiorentin mi regala un articolo, che così chiamo, perché non si può definire “recensione”. E’ una riflessione filosofica, per la quale ringrazio infinitamente.

“[…] Si tratta infatti di un poemetto delle origini che contiene una sua genesi situata, in maniera rovesciata rispetto al mito e alla scrittura profetica, verso la fine della narrazione poetica. È anche poema epico perché narra la leggenda di un essere enigmatico, la Crepa, rimasta nella memoria degli uomini. […]
La Crepa si risveglia, richiamata dalla ricerca del fanciullo con il quale parlava; gli risponde. La passione dell’uomo per la voce divina ha dunque un peso nel destino dell’uomo. Come nell’ebraismo, l’uomo deve cooperare all’azione divina, cercandolo sulla terra. Cosa può fare? Cercare la sua voce in un suo segno, abitare il mondo nel segno dell’amicizia e nel segno di una analogia universale, sapendo che il mondo si muove nella ripetizione delle sue forme […]”

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Legàmi cedenti ossigeno

Poetarum Silva ospita la mia nota di lettura a Legàmi cedenti ossigeno, di Francesca Fiorentin.

“[…] «Il Corriere della Sera» del 13 agosto 2020 ha pubblicato un articolo di Giorgio Montefoschi, dal titolo Tempesta su un’idea, articolo che tratta del celeberrimo romanzo di Goethe Le affinità elettive e che riporta uno stralcio dall’introduzione scritta da Paola Capriolo (la traduttrice dell’edizione riproposta da Marsilio):

Goethe si era prefisso di scrivere, per la prima volta, un romanzo che seguisse un’idea. Ma, una volta concluso, espresse un dubbio fondamentale: «Il romanzo è diventato accessibile all’intelligenza; ma mi guardo dal dire che ciò sia tornato a suo vantaggio. Anzi, sono dell’avviso che un’opera poetica è tanto migliore quanto più è incommensurabile e inaccessibile all’intelligenza». […]”

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Archivio del bianco – Stefania Onidi

Poetarum Silva ospita una mia recensione al libro Archivio del bianco (Terra d’ulivi, 2020), di Stefania Onidi. Un libro di poesia che consiglio caldamente.

“[…] si avverte che la scrittura dell’autrice è una faccia della medaglia: l’altra è occupata dalla pittura.
A una lettura superficiale, questo collegamento è acceso sia dalla presenza di termini tecnici (per esempio, una sezione reca come titolo campiture, un’altra tele e armature), che dalla citazione di celebri quadri o pittori (una delle poesie con titolo è Le déjeuner sur l’erbe). Preciso che il libro non è infarcito di questi rimandi, che al contrario sono rari; non è un libro sulla pittura.
L’influsso pittorico, tuttavia, si manifesta nell’uso dei colori nei versi, nell’utilizzo dello spazio della pagina bianca, che non è mero supporto alla scrittura. Non vi è pittura, quindi, nel senso letterale dei componimenti, bensì, a livello d’idea, contemporaneamente, sia in superficie (la pagina) che in profondità, sottendendo e sostenendo l’intero libro. […]”

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Captcha – programmato per essere, di Fabrizio Buratto

Grazie alla redazione de L’EstroVerso, che ospita una mia nota di lettura, con selezione di poesie, del libro di Fabrizio Buratto, Captcha – programmato per essere (ExCogita Editore di Luciana Bianciardi, 2020).

Artificiosamente

Metter dentro – artificiosamente
lo spermatozoo lento
che mai sarebbe arrivato.
Il nascituro, altrimenti
non nascerebbe nato
eppure andrà bene a scuola
avrà tanti amici
sarà un vincente.
E allora, o natura, sei deficiente?

Di ciò ch’io son fatto è fatta

L’intelligenza artificiale
di ciò ch’io son fatto è fatta.
Nata adulta, nata imparata
preprogrammata, generata
e non creata della stessa sostanza
del padre: carbonio e silicio
e scambi elettrici.
E allora, cosa c’è di artificiale
essere umano, macchina
animale?

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Cantare del deserto – Elvio Ceci

Poetarum Silva ospita la mia nota di lettura al libro di Elvio Ceci, Cantare del deserto ( Pietre Vive, 2020). Grazie di cuore alla redazione.

“Ho espresso più volte e pubblicamente la mia ideale contrapposizione alla cosiddetta “poesia sociale” e questo non perché non ne riconosca il lampante valore, sia educativo e rivoluzionario, sia prettamente letterario (che riguarda cioè la forma del verso).
La storia umana è costellata da libri messi all’indice, bruciati, confinati in antri inaccessibili e tutto ciò a causa della potenza chiarificatrice e sovversiva della parola.
Il mio (peraltro morbidissimo) antagonismo è dovuto unicamente al senso di pericolo che mi incute il tentativo di incanalare il verso in una precisa direzione […]”

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La crepa madre su Punto – Almanacco di poesia

Punto – Almanacco di poesia, ospita una recensione de La crepa Madre a firma Fabrizio Bregoli.
Sono varie le ragioni per le quali apprezzo questa lettura di Bregoli, che inforca lenti neutre e si srotola in lettura obiettiva e quindi rara.
Grazie di cuore!

“[…] La Crepa madre è dunque un poema – classificazione che si può effettuare con buona confidenza di non essere smentiti – per quanto riuscire a circostanziarlo in un sottogenere preciso possa risultare più problematico: c’è sicuramente un piano narrativo (e quindi per estensione epico) condotto nel rispetto di una diacronia fedele alla sequenza degli eventi, ma c’è anche un piano fantastico (e quindi mitico o anagogico in senso lato) che porta a un’astrazione dal dato storico e cronachistico in uno spazio di spiritualità evidente, e c’è un piano didascalico (o pedagogico, per certi versi, o ancora scientifico-documentaristico) con frequenti inserzioni nella trama e con una sua godibilità autonoma, attraverso micro-digressioni che vivono di una luce tutta loro, indipendente. Questa sovrapposizione di piani dà il quadro evidente della modernità dell’opera che, ibridando di fatto generi e temi, porta a costruire un corpo vivo, un organismo poetico di una specie nuova, metamorfico.[…]”

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La crepa madre su Limina Mundi

Oggi, sulla rivista Limina Mundi – Per l’alto mare aperto, l’approfondita  lettura e nota critica de La crepa madre a firma di Deborah Mega, che ringrazio di cuore assieme a tutta la redazione.

“È un’opera inconsueta e originale quella composta da Carlo Tosetti ed edita da Pietre Vive nella Collana iCentoLillo, un poemetto d’ispirazione classica costituito da nove capitoli, che però indulge ad atmosfere gotiche e a tratti surreali e fantastiche. “La crepa madre” s’intitola e descrive un fenomeno naturale inspiegabile e dunque ‘perturbante’ inteso come noto da lungo tempo, perfino familiare ma che trasmette una sensazione di insicurezza e di disagio. […]”

Continua la lettura su Limina Mundi.

Le cassette di Aznavour

Su Poetarum Silva, una mia recensione al libro Le cassette di Aznavour di Nicola Grato (Macabor Edizioni, 2020).

Finis.

sul colle dove c’era la casa diroccata
guardavamo le stelle a prima sera:
il Carro Aldebaran Sirio Orione.
Nella casa di sotto (che poi avremmo venduto)
c’era mia madre sola – annegata nel corpo
disfatto dell’estate, blaterava parole:
una spiga recisa la sua mente di falco
già da tempo la morte le aveva dato scacco. Continua a leggere Le cassette di Aznavour

La crepa madre su Inverso – Giornale di poesia

Oggi, su Inverso – Giornale di poesia, una recensione de La crepa madre, a firma di Alfredo Rienzi, che ringrazio di cuore.
Grazie alla redazione di Inverso, che ha accolto l’articolo.

“La poesia italiana contemporanea è un arcipelago di isole. Molte non somigliano a nessun’altra: fuor di metafora molti autori e numerose opere riescono, ancora, a distinguersi come peculiari, a costituire un unicum.
La Crepa Madre di Carlo Tosetti è una di queste, certamente, per il rigore architettonico: nove capitoli, ognuno recante per titolo un sostantivo; ogni capitolo composto da 12 componimenti numerati, tranne il VI che ne ha 16. I componimenti sembrano finestre di una casa, disposti simmetricamente in numero di quattro per pagina, ognuno di 12 versi brevi. Ancora: ogni capitolo introdotto da una breve narrazione: quanto mai funzionale e illuminante. […]”

Continua la lettura su Inverso.