Celarci ai dimentichi numi

Io ti voglio qui, fra i roridi
colli irsuti di bosco ceduo,
oppure a violare radici
muschiose del parco, raspare
– sacrilego – addentro il giardino
museo dei tre tetti. A voi, perché
dalle pulsioni cuori immuni,
che conto importa se non l’esistere
troppi? Un bilancio in natura – sta scritto –
e poco io credo ai destini. Possiamo
celarci ai dimentichi numi?

Wadi Musa

È l’aristocrazia
d’Europa che c’impone
di mangiare con la pita
i gustosi shish kebab.
Intorno fremono i giordani,
fascinati dalla donna
bianca e quella carne alcuni,
nel succo di reazione
dei caldi pomodori
coi freschi acquosi cetrioli,
la portano alla bocca con le mani.

Sulle Langhe

La mongolfiera s’alza
sulle Langhe, tu non vedi
la stasi tremolare del tessuto
e nel cesto inquieto freme,
s’affida il navigante.

*

Quando imbocca il vento prende
un lento gonfio veleggiare,
teso, altra ottica ha il pallone,
segni a dito dei confini, abbozzi
i luoghi ch’esistono
volando, ma finiti.

*

L’abbaglio che sfiorino i tetti, noti
cappelli rétro – salutano sotto –
approssimati partono per quella
smania d’andare fuori luogo, sanno
delle pianure calde, e dopo i declivi.

Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno

Alla poesia “Stramonium” è stata attribuita Segnalazione di Merito al premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno.
Grazie di cuore!

Stramonium

Qui ci s’attarda
all’abaco, al computo,
ad ogni tramonto che
assomma tutto a sé.
Vedi, come s’involge
la canna di gomma,
è verde al buiare,
si levano sciami dalle
prose verdeggianti,
cacciano a sera,
che vivono questi
da qualche ora prima
– l’indomani è per loro? –
poi tende le campanule
lo stramonio, l’acquoso
ed il mortale sonno
degli avi profuma.

Itaca

Con ansia s’attendeva il lunedì
– la vita ci sballotta fra gli opposti,
  dopo i mesi a pensarlo con rancore –
e noi si risaliva con languore
annusando la stradina quell’effluvio
che promana dal fuoco il kokoretsi.
Graziosa la ragazza – “la grechina”-
faceva contrappeso a quella rude
donnona da parole secche, rare,
portandoci rinfresco col retsina.  

A G. F.

I.
Il corpo del tuo
fratello Natale,
col mulo fido
uscì dal disgelo:
la lingua ablativa
che arretra e risale.
Quanta ne regalò
di morte intatta l’Adamello,
e pezzi per musei?

II.
I capelli ramati,
al sole l’efelidi,
fiammano il viso
i segni dei pavidi,
perciò si temeva
– nella mia gestazione –
l’oscuro salto di leva
dei geni muti.
Mio padre ha sorriso.

III.
La storia è l’impasto
di mani e di nomi
scolpiti ed i ghiacci,
i monti longevi,
fiumi e alluvioni
prendono d’altra
sorgente la furia, sapevi.
I morti non sono
sempre natura.

 

Premio Versante Ripido 2019

La raccolta Matricària, composta da sole 10 poesie, come da regolamento del concorso, ha vinto il terzo premio Versante Ripido 2019.
Grazie di cuore!

Per chi gradisse leggerla, cliccando sul link è possibile scaricare il pdf:

Matricària

Le Motivazioni della giuria:

“Criptico il linguaggio di Matricaria di Carlo Tosetti come a nascondere, nelle parole-pietre, nell’asprezza del significante dei versi, il cuore pulsante del significato che si risolve nell’interramento dei crochi ai quali viene negata la primavera, pur nella permanente fierezza dei bulbi, metafora della crudeltà che può assumere la dimensione umana. E’ una natura matrigna quella che emerge da queste poesie e che rende matrigne anche le madri che non sanno più donare i giusti colori ai propri figli. L’inquietudine che pervade tutta la raccolta si tocca con mano e ricorda certe visioni orrorifiche che pescano anche nel fiabesco.”

Ai muri lontani

Ricorda: pensammo noi – allora –
ad un imbrunire scolpito
nelle meridiane, ma luci
artificiali stravolgono
il nostro sentire del tempo
e ridi, ora, ch’è giunta nuova
mattina l’ennesima volta,
ma attenta: non le radici
unisce il dolore, ma i rami
e scovi l’edera avvinta
ai fiori delle tamerici
lilla, salate, in periferie
dei parchi dimessi, ai muri lontani.