La morte per acqua

Il blog La morte per acqua (il cui nome, tratto da La terra desolata di Eliot, è già di per sé una garanzia) ospita delle poesie da La crepa madre e un breve commento.
Grazie di cuore a Antonio Francesco Perozzi.

“La poesia di Tosetti si distingue per la sua natura “antiquaria”, concretizzata in una quadruplice attività di recupero: quella strutturale (la scansione strofica tripartita e regolare, che richiama per ordine e pulizia forse gli antichi capitoli in terzina, pur distinguendosene dal punto di vista metrico), quella – appunto – metrica (settenari e ottonari, che danno al testo un andamento ben cadenzato), quella lessicale (diversi preziosismi, come «vezzosa», «aneliti», «cagione»…), quella sintattica (un costante ricorso all’anastrofe, come in «infante svago», «aneliti finali», «macabra raccolta»…). […]”

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I nomi delle cose

Poetarum Silva ospita la mia recensione a I nomi delle cose, di Giancarlo Baroni.

[…] La sequenza di poesie della prima sezione (I nomi delle cose), che spazia dal Medioevo alla Grande Guerra, ci accompagna in un viaggio che profuma de Il mestiere delle armi di Olmi e Uomini contro di Rosi, questo anche grazie alla forma principe dei componimenti: poesie brevi, terzine e distici dall’atmosfera algida, lapidaria, senza rinunciare a delle punte ironiche.

Kangarù

Kangarù risponde all’esploratore
che gli domanda il nome

di quel buffo animale saltellante
Kangarù ripete non capisco. (p. 10)
[…]

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La crepa madre – Carmilla

Oggi, su Carmilla, Francesca Fiorentin mi regala un articolo, che così chiamo, perché non si può definire “recensione”. E’ una riflessione filosofica, per la quale ringrazio infinitamente.

“[…] Si tratta infatti di un poemetto delle origini che contiene una sua genesi situata, in maniera rovesciata rispetto al mito e alla scrittura profetica, verso la fine della narrazione poetica. È anche poema epico perché narra la leggenda di un essere enigmatico, la Crepa, rimasta nella memoria degli uomini. […]
La Crepa si risveglia, richiamata dalla ricerca del fanciullo con il quale parlava; gli risponde. La passione dell’uomo per la voce divina ha dunque un peso nel destino dell’uomo. Come nell’ebraismo, l’uomo deve cooperare all’azione divina, cercandolo sulla terra. Cosa può fare? Cercare la sua voce in un suo segno, abitare il mondo nel segno dell’amicizia e nel segno di una analogia universale, sapendo che il mondo si muove nella ripetizione delle sue forme […]”

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Tre minuti per Dante

Sono stato invitato da IndependentPOETRY, assieme ad altri poeti,  a partecipare all’evento Tre minuti per Dante.
Abbiamo scelto una terzina della Divina Commedia che la nostra poesia possa richiamare, in qualche modo.
Ci è stato chiesto di realizzare un video, nel quale recitare la terzina dantesca e le nostre poesie.
Questo è il risultato.

Grazie di cuore per l’invito!

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Legàmi cedenti ossigeno

Poetarum Silva ospita la mia nota di lettura a Legàmi cedenti ossigeno, di Francesca Fiorentin.

“[…] «Il Corriere della Sera» del 13 agosto 2020 ha pubblicato un articolo di Giorgio Montefoschi, dal titolo Tempesta su un’idea, articolo che tratta del celeberrimo romanzo di Goethe Le affinità elettive e che riporta uno stralcio dall’introduzione scritta da Paola Capriolo (la traduttrice dell’edizione riproposta da Marsilio):

Goethe si era prefisso di scrivere, per la prima volta, un romanzo che seguisse un’idea. Ma, una volta concluso, espresse un dubbio fondamentale: «Il romanzo è diventato accessibile all’intelligenza; ma mi guardo dal dire che ciò sia tornato a suo vantaggio. Anzi, sono dell’avviso che un’opera poetica è tanto migliore quanto più è incommensurabile e inaccessibile all’intelligenza». […]”

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I titoli di poesia più venduti nel 2020 (piccoli e medi editori)

Nella attesa classifica di Poesia Del Nostro Tempo, La Crepa Madre figura fra i libri di poesia più venduti nel 2020 (considerando la piccola e media editoria).
Ebbene, sono molto soddisfatto. 
Il libro non è semplice e nemmeno attuale, ma evidentemente la qualità paga.

Grazie a tutti!

…Di Cuore!

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Come

Le immense fosse spalancano i cieli,
ruote di falco sorvegliano i morti,
che spento l’abbrivio non hanno nome

né volti.

All’ombra le donne spiumano leste,
sparlano, ridono: questa è – rivedi –
l’arte del “come”.

Al capo

[fonte fotografia]

Tu sai che scavavo la roccia
– i detrattori dicono “trubi” –
con fossili d’ossa, conchiglie,
le chele, ero stupito per la paccottiglia
raccolta e i graffi non sono rimasti
al capo, giù al Murro, e l’intera
penisola allora sembrava staccarsi.
Avevo anche visto dei granchi mostruosi
e pensavo che a riva venissero in pezzi,
sfaldati da sbalzi pressori e dall’embolia,
invece vivevano a lungo e colonie
d’alghe e balanidi ornavano i gusci,
ma noi s’attendeva l’epifania
d’una deriva del capo roccioso
e riarso che a pochi nodi
puntasse una rotta, incosciente,
che nemmeno la pietra sapesse, all’oscuro

della corrente.