Di sesta e di settima grandezza – Avvistamenti di poesia

Il caro Alfredo Rienzi pubblica sul suo blog uno stralcio di un mio lavoro inedito: il poemetto La teoria del transatlantico.
Grazie di cuore!

Libro I – Il transatlantico Albizia

I.
Centoquarantamila di cavalli
stantuffano inauditi ai trenta nodi,
solcando sugli abissi e fondivalle.
Al faro di Ambrose! E dietro le spalle 
al Nastro puntando Zena scompare, 
poi Gibilterra – fu nel trentatré -.

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IX Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”

La crepa madre vince il secondo premio del Premio di Poesia L’arte in versi.
Il mio sincero (e caldo) ringraziamento alla giuria e all’Associazione Culturale Euterpe, che si occupa di poesia senza grandi proclami, quasi nel silenzio; un verace ora et labora, lontano dai grandi varietà poetici.
Ringrazio sempre il mio editore, Antonio Lillo, l’unico editore che poteva avere il coraggio di pubblicare un’opera particolare come il mio libro. 
…Poteva e l’ha fatto.

Insomma: grazie a tutti, di cuore.

Leggi il verbale di giuria dell’Associazione Culturale Euterpe.

 

Premio Parasio – Città di Imperia

Ricevo l’attestato per la Menzione D’Onore al premio Parasio – Città di Imperia 2020. Grazie di cuore!

Ecco la poesia:

 
A Gao
 
A Gao levano le ancore ricolmi
i mercantili, esplodono di carichi
di bestie, palpitanti; s’affacciano
baracche sul deserto, s’imboccano
le ardenti varie rotte dell’immenso
primo mare, ch’è sogno differente:
effimere le piste, è liquefatta
la sabbia – evoca l’acqua – e riarse braccia
spuntano, mummie, e zampe di carcasse.
Perscrutano i negrieri l’orizzonte,
le tempeste lontane, polverose
e nella muta notte guida l’Orsa
Maggiore, brilla la meta polare.
L’infetta a molti l’onta del ritorno,
dei risparmi persi. Alcuni, feroci,
barattano la donna col futuro
– tramontano nel Mali abbandonate,
schiave di sesso, morte prostitute –
e pochi prendono ambiti i tuguri,
ci fanno barberie, nelle preziose
baracche ci aggiustano rottami di motori.
 

Archivio del bianco – Stefania Onidi

Poetarum Silva ospita una mia recensione al libro Archivio del bianco (Terra d’ulivi, 2020), di Stefania Onidi. Un libro di poesia che consiglio caldamente.

“[…] si avverte che la scrittura dell’autrice è una faccia della medaglia: l’altra è occupata dalla pittura.
A una lettura superficiale, questo collegamento è acceso sia dalla presenza di termini tecnici (per esempio, una sezione reca come titolo campiture, un’altra tele e armature), che dalla citazione di celebri quadri o pittori (una delle poesie con titolo è Le déjeuner sur l’erbe). Preciso che il libro non è infarcito di questi rimandi, che al contrario sono rari; non è un libro sulla pittura.
L’influsso pittorico, tuttavia, si manifesta nell’uso dei colori nei versi, nell’utilizzo dello spazio della pagina bianca, che non è mero supporto alla scrittura. Non vi è pittura, quindi, nel senso letterale dei componimenti, bensì, a livello d’idea, contemporaneamente, sia in superficie (la pagina) che in profondità, sottendendo e sostenendo l’intero libro. […]”

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tre domande, tre poesie

Grazia Calanna, che ringrazio per la stima che mi dimostra da anni, mi intervista.

“Non credo che la poesia abbia una lingua ideale, piuttosto penso che ogni autore abbia (o debba cercare) la propria lingua ideale, la prima forma, il primo “stampo” che si imprime nella sostanza caotica. La lingua – perdonate la considerazione ovvia – è un concerto di suoni, quindi ogni autore dovrebbe avere un’orchestra con la quale esiste una chiara, netta risonanza, rispetto a tutte le altre orchestre esistenti. Proprio in quanto “concerto di suoni”, la lingua evolve nel tempo. Questa è la ragione per cui il mio linguaggio spesso e volutamente si allontana, a ritroso, dai giorni nostri.
L’inabissarsi di molti vocaboli e la comparsa di altri, la riduzione del vocabolario personale (nonché la diffusione virulenta di anglicismi) ha variato definitivamente i suoni della nostra lingua, oltre ad impoverirla; è per tale ragione che io sono legato a una lingua italiana ormai superata. […]”

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A M.B.

Ti dico dei celicoli,
Marco: campano sleali più del tempo,
indifferenti, sono affaccendati
nei mutoli sussurri che li adescano;
Loro hanno padri maggiori, loro
stanno i sospiri nostri come i versi
in altro mare – immenso – uditi
mai,  quanto dei lamenti di balene.

Noi solo ci ridestano gli schiocchi di falene
bruciate.

Laboratori poesia

Laboratori Poesia ospita dei miei inediti.
Grazie di cuore a Emilia Barbato, curatrice della rubrica.

La sveglia
 
I
Le sveglie meccaniche
– dal trillo che lacera
l’ovatta, l’infingardo –
portavano lancette
pitturate di radio;
l’abominio del giorno
in fieri, che t’uccide
con l’ore perfette,
al buio quieto di letargo.

[…]

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La crepa madre su Versante Ripido Blog

[fotografia di Giorgia Monti – A ben guardare]

E’ una piacevole sensazione leggere che La crepa madre susciti visioni molto differenti fra i vari lettori.
Questa è l’interpretazione di Luigi Paraboschi, che ringrazio di cuore.
Grazie anche a Claudia Zironi.

“[…] Un lungo pellegrinaggio quello di Tosetti, capace di esporre e sostenere con tenacia e con forza poetica (la parte in versi è quasi completamente composta da ottonari e possiede una ricchezza linguistica da fare invidia non soltanto ai poeti “domenicali“ ma anche ad altri  più qualificati) una lunga escursione in un mondo che sembra favolistico, ma che, al contrario, – come penso di aver dimostrato – è invece un mondo più che concreto come  illustrano bene i disastri ecologici dei quali veniamo a continua conoscenza e di quelli medici con i quali stiamo facendo i conti quotidianamente.”

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Captcha – programmato per essere, di Fabrizio Buratto

Grazie alla redazione de L’EstroVerso, che ospita una mia nota di lettura, con selezione di poesie, del libro di Fabrizio Buratto, Captcha – programmato per essere (ExCogita Editore di Luciana Bianciardi, 2020).

Artificiosamente

Metter dentro – artificiosamente
lo spermatozoo lento
che mai sarebbe arrivato.
Il nascituro, altrimenti
non nascerebbe nato
eppure andrà bene a scuola
avrà tanti amici
sarà un vincente.
E allora, o natura, sei deficiente?

Di ciò ch’io son fatto è fatta

L’intelligenza artificiale
di ciò ch’io son fatto è fatta.
Nata adulta, nata imparata
preprogrammata, generata
e non creata della stessa sostanza
del padre: carbonio e silicio
e scambi elettrici.
E allora, cosa c’è di artificiale
essere umano, macchina
animale?

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