Premio Zeno

Al premio Zeno, la mia poesia II si è classificata al secondo posto.
Grato alla giuria, qui trovate le motivazioni, che mi scaldano il cuore.

Questa è la poesia, che fa parte di un progetto più ampio; forse un giorno verrà completato:

II
Le donne che pittavano
di veleno il quadrante,
e tutto per l’osare
di vedere il tempo al buio,
che il conto della notte
è sempre uno – straniante –
umettavano i pennelli
di saliva e l’atomo a disfarsi
proseguiva nelle bocche.

Carte nel Vento n° 44

Su Carte nel Vento  n° 44 una nota (a firma Laura Caccia, che ringrazio) sulla mia raccolta inedita Parigi e tempi altri, presentata nel 2018 al premio Montano.

Lo splendore del vero
Poliedriche e rammemoranti, eterogenee e in sé concluse, ciascuna sospesa nella
sua dimensione naturale o letteraria, le visioni che emergono dalla raccolta
Parigi e altri tempi di Carlo Tosetti paiono somigliare ad una raccolta di inquadrature diversificate, fotogrammi fermati nel loro spazio-tempo, quasi un museo personale dell’autore.”

Continua su Anterem Edizioni.

Grazie di cuore!

Ogni parallelo s’avvicina

[fonte fotografia]

Quindi abiterai sei mesi
su in Norvegia e poco sopra
s’accasciano le case, lì s’ammolla
il permafrost, si piantano
temprate le colonne nel terreno,
raggiungono la roccia, pretendono
che tutto cambi e resti come prima.
Noi quotidianamente, la mattina,
in auto ci s’infila e nella lenta
sfilata zuppa d’acqua quando piove
si naviga in un fiume senza sfogo,
chi legge oppure fuma, chi si sbatte  
distratto contro l’altro, l’anidride
carbonica divora quel sottile
involucro gassoso che respiro
e ogni parallelo s’avvicina,
si scivola di sotto all’equatore.

Concorso Internazionale di poesia “Parasio città di Imperia”

La mia poesia Ai muri lontani ha vinto il terzo premio al Concorso
Internazionale di poesia “Parasio città di Imperia”.

Grazie di cuore!

Ai muri lontani

Ricorda: pensammo noi – allora –
ad un imbrunire scolpito
nelle meridiane, ma luci
artificiali stravolgono
il nostro sentire del tempo
e ridi, ora, ch’è giunta nuova
mattina l’ennesima volta,
ma attenta: non le radici
unisce il dolore, ma i rami
e scovi l’edera avvinta
ai fiori delle tamerici
lilla, salate, in periferie
dei parchi dimessi, ai muri lontani.

Nel vederti morbido

[fonte fotografia]

Quant’eri – cuor spezzino – circospetto
da giovane e maturo ti strusciavi
lascivo e ben rotondo, vaporoso
pelo il tuo, che io ho dedotto
cadesse nel dominio del sistema
nervoso e dentro il sonno artificiale
tornò lindo, malgrado non facessi
da giorni la toeletta, appuntamento
del gatto peculiare, ch’è perbene.

*

Nel vederti morbido
dormire indotto il sonno che t’affranca,
ritorno alle visioni oscure, tu sai
non le comando e poco le missive
nitide chiariscono, ma recano
i dubbi sulle tappe del futuro.
Eri malfermo sulle zampe, magre,
a chiedere conforto, poi, stupito
il volto tuo sprofonda nell’acromo
passaggio, la parete indecifrata,
la nebbia sconfinata e verticale.

Ponente

[fonte fotografia]

Era torrido il mare a Calafuria,
pregavano il ponente i livornesi
(la sera rinunciammo al vino bianco
servito coi molluschi all’ostricaro)
e t’infilammo all’ombra nell’anfratto
d’uno scoglio, ma vile lo strisciare
dell’importuno sole nelle fratte
ci colse pigri e fermi, in rotazione.
A chi dubiti il senso d’immondizie
cotte lungo i pregiati litorali
ricordo che trovammo un buon riparo
per te, piegando a tetto,
un lurido ritaglio di cartone.