Il cinismo statistico

Grande finezza statistica: “…meno di un cittadino si due…”, che – per certi versi – mi ricorda la geniale vignetta di Larson (The far side), nella quale la madre presenta agli ospiti i suoi “bambino e mezzo”.
Nella vignetta, seduti sul divano, davanti alla televisione, erano seduti un bambino e, al suo fianco, appunto, mezzo bambino.
In questo caso la regola di Trilussa non dovrebbe avere valore, a meno che molti siano riusciti a votare più volte.

 

Il peso degli anni

(fonte: Corriere della Sera del 14/2/2012)

In realtà l’articolo è più articolato (s’impone il bisticcio), ma è una sequenza fiaccante di “enne”, il cinquantaduenne ed il quarantatreenne, il primo che trapassa dopo una discussione col secondo, che però, il secondo, è lui stesso a chiamare i soccorsi.
Bene, con tutto il rispetto per il cinquantaduenne trapassato, trovo queste notizie sconvolgenti.
Sottolineo che hanno dimenticato di precisare l’età degli altri attori: il bar è un ventenne, mentre il parcheggio, lo si capisce anche dalla strafottenza, ha quattordici anni e qualche brufolo.

Tutti i pappagalli del mondo

 

Tutti i pappagalli del mondo, ma proprio tutti, che a differenza degli umani non subiscono l’intossicazione della razionalità, tutti i pappagalli del mondo – dicevo – non si fecero ingannare da banali trucchi semantici e, tutti i pappagalli del mondo – dicevo – colsero subito l’accezione corretta del vocabolo “pappagalli”, quando appresero che il buon Don Verzé ne aveva un ufficio pieno.

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Il primo coyote insopportabilmente clonato

(foto: AP PhotoYohap, Shin Young-keun)

Il primo e l’ultimo termine di una serie finita possono essere anche sconosciuti. Non sto trattando di matematica, benché mi tenti; purtroppo all’uno (prima unità, dalla quale necessariamente derivano i numeri successivi) segue una serie infinita (pertanto andrei fuori tema). Quello dell’ultimo numero (matematicamente non penso sia sostenibile) è un’affascinante speculazione che tralascio, perché mi dà forti vertigini; non ho la maestria necessaria per trattare l’argomento, ma fior di pensatori hanno già prodotto tonnellate di carta sull’argomento (e questo mi solleva notevolmente).
Senza divagare: per il primo e l’ultimo termine – sconosciuti – di una serie finita si può ipotizzare, intuire, dedurre (inferire) l’esistenza e, più probabile, si può conoscere uno solo dei termini, mentre si presuppone l’esistenza dell’opposto.
Andando al coyote del titolo, che lo scienziato sudcoreano Hwang Woo-suk ha detto di aver clonato: “il primo coyote clonato”, a mio avviso, è una precisazione fuorviante, come, del resto, la prima pecora clonata, è questo il punto!
Dichiarare l’avvenuta clonazione del primo canide sarebbe veritiero, il primo bovide anche, perché si può ragionevolmente pensare che, nel futuro, ne vengano clonati di ulteriori. La validità è conferita dalla molteplicità di specie comprese nelle famiglie Canidae e Bovidae; si può supporre che un’altra specie, nei secoli, verrà onorata con tale replicante privilegio.
Il coyote, povera bestia, lasciamolo in pace. Il coyote non è a rischio di estinzione. Inoltre non è base della dieta di una popolazione, da questo punto di vista è vicino al topo.
“I primi coyote clonati”, lascerebbe intendere che siano i primi di una serie, mentre dubito che ciò avvenga. “Clonati i primi coyote”, invece, potrebbe far pensare alla clonazione dei primigeni, che so… Due fossili identificati come “primi esemplari”, appunto.
Anche “I primi fra i coyote clonati” lo scarterei per questioni cronologiche. Potrà essere notizia in futuro, quando si saranno già clonati “n” coyote.
Per contro, “clonato l’ultimo coyote” non lascerebbe alcuna interpretazione, se non l’unica: l’ultimo esemplare vivente è stato duplicato, vivaddio.
Insomma, per concludere, “clonati dei coyote” mi pare la soluzione più azzeccata. Generica, ma azzeccata, come “clonata una pecora”. Fra le tante, quella. Scelta perché rispondente a precisi requisiti, ma comunque una fra le esistenti.
Penso che l’ultimo ente di una qualsiasi serie finita non crei grossi problemi concettuali. Il primo, invece, sì. Questo pensiero è per me insopportabile.


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Scimmie di mare

Sono tornate in commercio, leggere qui, ora le chiamano SKIFIDOL, povere bestie.
Sinceramente: non mi frega nulla di queste bestioline, a meno che non siano ottime con due linguine con aglio e prezzemolo, ma di certo non mi curo di loro, se vive e guizzanti.
Però, finalmente, dopo 30 anni ho capito cosa sono.
Ecco la datata pubblicità e sotto l’aspetto dei crostacei in questione: