La Crepa Madre su Poetarum Silva

Su Poetarum Silva una splendida recensione de La Crepa Madre, a firma di Anna Maria Curci, che ringrazio con tutto il cuore.

“L’attenzione al ripetersi di numeri e quantità si ripercuote anche sulla misura dei versi, che alternano settenari e ottonari, mentre nella struttura ritmica l’oggetto stesso del dire sprona l’autore all’impiego del trocheo così come del giambo, del dattilo, così come dell’anapesto. […]”

Continua su Poetarum Silva.

La Crepa Madre su Atelier Poesia

Dal Canto III – LA FIDUCIA

1

Nei giorni galoppati,
io imberbe, crescendo
l’infante svago compivo
intorno al teatro romano;
in cerchi ampi volteggia
lì, vezzosa e magistrale,
a planate dalla vetta
del cipresso la sgargiante
gran farfalla macaone:
minutissimo sparviero,
dei prati – vasto impero –
veglia i pascoli di fiori.

Oggi Atelier Poesia posta un assaggio de La Crepa Madre.
Grazie di cuore!

 

 

Helleborus viridis

Scialando il tempo, tutto,
nell’aroma di paglia, nell’andana,
oh Cerere, tu dimmi fra i filari
– nell’assolata brace d’un estate –
se il grembo tuo, matrona, nutre smorti
diafani gli ellebori invernali.

Io credo all’ombra tua, del velo, cala
precoce il pomeriggio sulla riva,
ne beve il verde cespo velenoso.
Lo incontro addormentato la mattina.

La Crepa Madre

Dopo più di tre anni di gestazione il mio nuovo libro sta vedendo la luce.
E’ La Crepa Madre (un poema in nove canti) edito da Pietre Vive Editore.
Credo che sarà disponibile alla fine di marzo.
Ringrazio il mio editore, Ale+Ale per il progetto di copertina e tutti gli amici che mi hanno aiutato con critiche, consigli e conforto.
Ad Maiora!

Premio Zeno

Al premio Zeno, la mia poesia II si è classificata al secondo posto.
Grato alla giuria, qui trovate le motivazioni, che mi scaldano il cuore.

Questa è la poesia, che fa parte di un progetto più ampio; forse un giorno verrà completato:

II
Le donne che pittavano
di veleno il quadrante,
e tutto per l’osare
di vedere il tempo al buio,
che il conto della notte
è sempre uno – straniante –
umettavano i pennelli
di saliva e l’atomo a disfarsi
proseguiva nelle bocche.