Tre poesie per mia madre – II

Alle cave roventi
(fossili d’ammoniti
scalpellavi e di felci)
a volte la montagna
cedeva i pezzi ameni;
l’uovo di pietra, ancora,
è schivo, come offeso,
è tumido all’ombra
del faggio, riposa.

Non mi comprasti
mai l’azzurre gemme
e nemmeno l’ippocampo,
eppure m’inzuccavo
ai carretti del porto:
lì vendono i turchesi
e l’odore dei cesti
– dei cavallucci secchi –
è l’arido mare.

Lo dici avvolto d’oblio,
ma quel dirigibile
– tremulo e grigio,
deduco impercetto –
vacuo sostava
intorno a Natale,
d’istanti pochi,
appeso al niente,
davanti al balcone, silente.  Continua a leggere Tre poesie per mia madre – II

Olimpi

[fonte]

Quando il giorno dilata
il chiarore, sbrigliato,
insozza il pisolare astruso,
l’enigma buio che divide
dunque il tempo umano,
ma torna la somma, sempre,
dell’ore sprofondate,
incoscienti, afflitti
dall’amaro che monta
– anche ai mari del Nord,
lì, straniti nell’attesa –
poiché la notte tarda.
Alfine tutto riguarda
le forze che i greci
in dodici contavano,
pensando gli Olimpi;
e pure nella tregua
dei loro bisticci,
nell’ambiguo dei poli,
la conta della vita
vissuta non varia.

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