IX Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”

La crepa madre vince il secondo premio del Premio di Poesia L’arte in versi.
Il mio sincero (e caldo) ringraziamento alla giuria e all’Associazione Culturale Euterpe, che si occupa di poesia senza grandi proclami, quasi nel silenzio; un verace ora et labora, lontano dai grandi varietà poetici.
Ringrazio sempre il mio editore, Antonio Lillo, l’unico editore che poteva avere il coraggio di pubblicare un’opera particolare come il mio libro. 
…Poteva e l’ha fatto.

Insomma: grazie a tutti, di cuore.

Leggi il verbale di giuria dell’Associazione Culturale Euterpe.

 

Premio Parasio – Città di Imperia

Ricevo l’attestato per la Menzione D’Onore al premio Parasio – Città di Imperia 2020. Grazie di cuore!

Ecco la poesia:

 
A Gao
 
A Gao levano le ancore ricolmi
i mercantili, esplodono di carichi
di bestie, palpitanti; s’affacciano
baracche sul deserto, s’imboccano
le ardenti varie rotte dell’immenso
primo mare, ch’è sogno differente:
effimere le piste, è liquefatta
la sabbia – evoca l’acqua – e riarse braccia
spuntano, mummie, e zampe di carcasse.
Perscrutano i negrieri l’orizzonte,
le tempeste lontane, polverose
e nella muta notte guida l’Orsa
Maggiore, brilla la meta polare.
L’infetta a molti l’onta del ritorno,
dei risparmi persi. Alcuni, feroci,
barattano la donna col futuro
– tramontano nel Mali abbandonate,
schiave di sesso, morte prostitute –
e pochi prendono ambiti i tuguri,
ci fanno barberie, nelle preziose
baracche ci aggiustano rottami di motori.
 

Archivio del bianco – Stefania Onidi

Poetarum Silva ospita una mia recensione al libro Archivio del bianco (Terra d’ulivi, 2020), di Stefania Onidi. Un libro di poesia che consiglio caldamente.

“[…] si avverte che la scrittura dell’autrice è una faccia della medaglia: l’altra è occupata dalla pittura.
A una lettura superficiale, questo collegamento è acceso sia dalla presenza di termini tecnici (per esempio, una sezione reca come titolo campiture, un’altra tele e armature), che dalla citazione di celebri quadri o pittori (una delle poesie con titolo è Le déjeuner sur l’erbe). Preciso che il libro non è infarcito di questi rimandi, che al contrario sono rari; non è un libro sulla pittura.
L’influsso pittorico, tuttavia, si manifesta nell’uso dei colori nei versi, nell’utilizzo dello spazio della pagina bianca, che non è mero supporto alla scrittura. Non vi è pittura, quindi, nel senso letterale dei componimenti, bensì, a livello d’idea, contemporaneamente, sia in superficie (la pagina) che in profondità, sottendendo e sostenendo l’intero libro. […]”

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A M.B.

Ti dico dei celicoli,
Marco: campano sleali più del tempo,
indifferenti, sono affaccendati
nei mutoli sussurri che li adescano;
Loro hanno padri maggiori, loro
stanno i sospiri nostri come i versi
in altro mare – immenso – uditi
mai,  quanto dei lamenti di balene.

Noi solo ci ridestano gli schiocchi di falene
bruciate.

Laboratori poesia

Laboratori Poesia ospita dei miei inediti.
Grazie di cuore a Emilia Barbato, curatrice della rubrica.

La sveglia
 
I
Le sveglie meccaniche
– dal trillo che lacera
l’ovatta, l’infingardo –
portavano lancette
pitturate di radio;
l’abominio del giorno
in fieri, che t’uccide
con l’ore perfette,
al buio quieto di letargo.

[…]

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Captcha – programmato per essere, di Fabrizio Buratto

Grazie alla redazione de L’EstroVerso, che ospita una mia nota di lettura, con selezione di poesie, del libro di Fabrizio Buratto, Captcha – programmato per essere (ExCogita Editore di Luciana Bianciardi, 2020).

Artificiosamente

Metter dentro – artificiosamente
lo spermatozoo lento
che mai sarebbe arrivato.
Il nascituro, altrimenti
non nascerebbe nato
eppure andrà bene a scuola
avrà tanti amici
sarà un vincente.
E allora, o natura, sei deficiente?

Di ciò ch’io son fatto è fatta

L’intelligenza artificiale
di ciò ch’io son fatto è fatta.
Nata adulta, nata imparata
preprogrammata, generata
e non creata della stessa sostanza
del padre: carbonio e silicio
e scambi elettrici.
E allora, cosa c’è di artificiale
essere umano, macchina
animale?

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Cantare del deserto – Elvio Ceci

Poetarum Silva ospita la mia nota di lettura al libro di Elvio Ceci, Cantare del deserto ( Pietre Vive, 2020). Grazie di cuore alla redazione.

“Ho espresso più volte e pubblicamente la mia ideale contrapposizione alla cosiddetta “poesia sociale” e questo non perché non ne riconosca il lampante valore, sia educativo e rivoluzionario, sia prettamente letterario (che riguarda cioè la forma del verso).
La storia umana è costellata da libri messi all’indice, bruciati, confinati in antri inaccessibili e tutto ciò a causa della potenza chiarificatrice e sovversiva della parola.
Il mio (peraltro morbidissimo) antagonismo è dovuto unicamente al senso di pericolo che mi incute il tentativo di incanalare il verso in una precisa direzione […]”

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Senda Nueva

Dicevi: “non ascolto
la musica se morta”, ma guidando
l’auto lungo i tornanti propinavi
a tutti i rabbuiati Senda Nueva
e scesi a valle – in conche soffocanti,
quei forni fra i massicci del Tirolo –
languivi tu di fronte alla ferita
aperta in un versante, piaga immane.
Bussavano i tuoi studi sulle rocce,
ne piangevi al pensiero delle frane
amate, intanto il suono doloroso
andino richiamava nubi scure
sulle imponenti cime e intorno a noi
sfogliava il vento i rami nelle fratte.

La crepa madre su Punto – Almanacco di poesia

Punto – Almanacco di poesia, ospita una recensione de La crepa Madre a firma Fabrizio Bregoli.
Sono varie le ragioni per le quali apprezzo questa lettura di Bregoli, che inforca lenti neutre e si srotola in lettura obiettiva e quindi rara.
Grazie di cuore!

“[…] La Crepa madre è dunque un poema – classificazione che si può effettuare con buona confidenza di non essere smentiti – per quanto riuscire a circostanziarlo in un sottogenere preciso possa risultare più problematico: c’è sicuramente un piano narrativo (e quindi per estensione epico) condotto nel rispetto di una diacronia fedele alla sequenza degli eventi, ma c’è anche un piano fantastico (e quindi mitico o anagogico in senso lato) che porta a un’astrazione dal dato storico e cronachistico in uno spazio di spiritualità evidente, e c’è un piano didascalico (o pedagogico, per certi versi, o ancora scientifico-documentaristico) con frequenti inserzioni nella trama e con una sua godibilità autonoma, attraverso micro-digressioni che vivono di una luce tutta loro, indipendente. Questa sovrapposizione di piani dà il quadro evidente della modernità dell’opera che, ibridando di fatto generi e temi, porta a costruire un corpo vivo, un organismo poetico di una specie nuova, metamorfico.[…]”

Continua la lettura su Punto – Almanacco di poesia.