La crepa madre su Inverso – Giornale di poesia

Oggi, su Inverso – Giornale di poesia, una recensione de La crepa madre, a firma di Alfredo Rienzi, che ringrazio di cuore.
Grazie alla redazione di Inverso, che ha accolto l’articolo.

“La poesia italiana contemporanea è un arcipelago di isole. Molte non somigliano a nessun’altra: fuor di metafora molti autori e numerose opere riescono, ancora, a distinguersi come peculiari, a costituire un unicum.
La Crepa Madre di Carlo Tosetti è una di queste, certamente, per il rigore architettonico: nove capitoli, ognuno recante per titolo un sostantivo; ogni capitolo composto da 12 componimenti numerati, tranne il VI che ne ha 16. I componimenti sembrano finestre di una casa, disposti simmetricamente in numero di quattro per pagina, ognuno di 12 versi brevi. Ancora: ogni capitolo introdotto da una breve narrazione: quanto mai funzionale e illuminante. […]”

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Rivista Euterpe n° 31

E’ disponibile il n°31 della rivista di poesia e critica letteraria Euterpe, aperiodico tematico di letteratura online, ideato e diretto da Lorenzo Spurio, nella quale partecipo anche io con una poesia tratta dal mio poemetto Matricària.

La rivista (gratuita) è molto corposa, comprende poesie e saggi, inoltre si può scaricare in diversi formati: Continua a leggere Rivista Euterpe n° 31

Taranto e Pasquale Pinto

Stefano Modeo in un interessante articolo su Taranto, attraverso i versi di un poeta, operaio Italsider: Pasquale Pinto.

“Quando si parla di Taranto, bisognerebbe sempre fare un salto indietro nel passato, ricucire lentamente, passo dopo passo, i fili che l’hanno condotta al suo complesso e tragico presente. Ovviamente, la storia di questa città negli ultimi sessant’anni è strettamente intrecciata con quella della grande fabbrica e della sua produzione d’acciaio, per questo parlare di ogni cosa che riguarda la vita e la sua rappresentazione, come la letteratura ad esempio, non è possibile senza considerare la presenza all’orizzonte dallo stabilimento Italsider prima, Ilva poi e Arcelor Mittal oggi. Cercherò in queste righe di riconnettere i fili di un poeta, Pasquale Pinto, operaio dell’Italsider scomparso nel 2004 e di cui difficilmente si riescono a recuperare opere e memoria; con quelli della più grande fabbrica siderurgica d’Europa. […]”.

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Poesie di Lucia Brandoli

Su Poetarum Silva, una selezione di poesie di Lucia Brandoli, con una breve nota introduttiva.

“In questo periodo da tregenda, per mia inclinazione, non ho avuto alcun impulso che mi spingesse a esprimere in qualsiasi forma delle riflessioni intorno al tema covid-19 e ciò non per alterigia, bensì per l’impegno che infondo nell’aprire una distanza fra me e il chiasso del mondo.
La lettura delle poesie inedite di Lucia Brandoli, raccolte nella silloge L’artico in fiamme, mi rammenta la sciagura che abbiamo vissuto e che non abbiamo ancora superato. […]”.

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Premio Recitationes

La poesia n° II delle mie Poesia per Cecilia si è classificata al secondo posto nel Concorso di Poesia Internazionale #RECITATIONES.
Gli autori selezionati vedranno la pubblicazione delle proprie opere all’interno delle versioni cartacea e online de Il Raccoglitore, con traduzione a fronte in italiano/inglese.
In copertina sarà inserita un’opera della pittrice americana Laurel Holloman.

Ecco le tre poesie, fra cui quella premiata.

Poesie per Cecilia – I

Porti tu il nome
della dama ritratta
dal grande Leonardo
con l’ermellino, che all’onta
del fango sul candido manto
sceglie la resa durante la fuga
e non solo nei bruti – ma rari –
sospinge il sangue
di tale fatta taluni cuori.

Poesie per Cecilia – II

È un figgere chiaro
lo sguardo antracite
della Medusa. Sorprende
che l’iride viri all’acqua
marina e galleggino arcani
– quasi strani fonemi, forse
di geni balcanici e russi –
da lettere fino ruotate composti
e consigliano scudi, d’Atena specchi.

Poesie per Cecilia – III

Quando t’aggiri pensosa
– a Mentone mi pare
che gli elmi soppesi
d’una metafisica pop –
e guardi le tele
grandi, di Adami, comprendo
benché tu lo ammetta,
quanto ti siano remoti dell’arte
i tormenti e allora le acque
ferme t’invidio del lago.

 

La Crepa Madre – Cartesensibili

Oggi, su Cartesensibili, un’acutissima e  approfondita lettura de La Crepa Madre a firma Paolo Gera, che ringrazio di cuore.

“[…] All’inizio l’evocazione del fenomeno ha bisogno di mostrare la necessaria documentazione di veridicità, di mostrare i documenti storici d’archivio per poi, nella specularità deformata dei versi, pianificarsi in una dimensione in cui affiora una vocazione ossimorica di cantastorie geometrico e stralunato che mi ha ricordato il canto dolente e surreale di Guido Ceronetti, anche nell’evocazione di uomini non illustri e della loro fine spietatamente segnata. Continua a leggere La Crepa Madre – Cartesensibili

Librinews

Oggi Librinews presenta La Crepa Madre.

Come è nata l’idea di questo libro?

L’idea risale a molti anni fa, quando scrissi un racconto nel quale una coppia in crisi, durante i lunghi silenzi che accompagnavano la cena, udiva un sommesso rodere, un ticchettio, del quale nessuno parlava all’altro. Dopo tempo, un rumore molto più udibile li fece scattare in piedi: una crepa nel muro della camera da letto aveva piagato il muro, dividendo idealmente in due il letto matrimoniale. Questo racconto non fu mai pubblicato, in quanto lo ritenni banale, ma l’idea fermentò. Nella mia fantasia, la crepa assunse caratteristiche “viventi”: atteggiamenti assimilabili a quelli di un animale domestico. Dopo anni, quando mi sentii pronto per narrare la vicenda della crepa (divenuta, nella mia immaginazione, la protagonista) la mia passione per la poesia ebbe il sopravvento. Optai, allora, per la forma del poema: il racconto richiedeva “spazio” e la lunghezza della composizione è stata una scelta obbligata. […] Continua a leggere Librinews

Via Tolmezzo

Ecco il testo della poesia letta per l’iniziativa di Cartesensibili (trovate le letture qui):

Via Tolmezzo

A pranzo si va
spesso all’osteria dei cinesi
e a chi storce il naso
per lo sporco rammento
l’antico e nostro perduto
mondo: i trippai milanesi, le vecchie
stamberghe con l’oca alle verze
e le latterie nelle quali fluiva
la vita, la morte dei tanti quartieri.
S’andava al naviglio svuotato
a pescare le carpe cinesi
in pozze residue, fra le carcasse
emerse di bici e le gomme
buttate dai rozzi e umili alfieri.