Olimpi

[fonte]

Quando il giorno dilata
il chiarore, sbrigliato,
insozza il pisolare astruso,
l’enigma buio che divide
dunque il tempo umano,
ma torna la somma, sempre,
dell’ore sprofondate,
incoscienti, afflitti
dall’amaro che monta
– anche ai mari del Nord,
lì, straniti nell’attesa –
poiché la notte tarda.
Alfine tutto riguarda
le forze che i greci
in dodici contavano,
pensando gli Olimpi;
e pure nella tregua
dei loro bisticci,
nell’ambiguo dei poli,
la conta della vita
vissuta non varia.

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Ul demoni

Lur cantaven
i soeu Rosarii
e i Requiescanti,
arent i mort,
cunt un latino
tutt pastrugnà.
Inscì scampaven
anca cent agn,
perché ul Signur
cugnuss tusscoss,
ma el capiss no
quel gibilé
e ul soeu incuntrari,
che l’è ul demoni,
el golza no
de faa casott;
el sacramenta
cunt ul prevost,
che l’ha studià
e l’è bel ciciott.

Traduzione:

Cantavano
i loro Rosari
e i Resquiescant,
vicino ai morti,
con un latino
tutto pasticciato.
Così scampavano
anche cent’anni,
perché il Signore
conosce tutto,
ma non capisce
quella confusione
e il suo contrario,
che è il demonio,
non osa
fare casino;
bestemmia
con il parroco,
che ha studiato
ed è bello grasso.

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Puresin

Quel ch’el vètt
bei e mort tutt i gain,
e faa anca a tocc, in del becchee,
e lu el piang, perché porit,
i puresin, ch’in piscinin,
l’ha vist che i vend
(i maruchin) tutt culurà,
sul marciapee, a caragnà
in di casett de l’uga.

Poeù, cun tri danee,
el toeu el pollaster
de faa bell less
e a dic che l’era
un puresin, e poeù
el cress gaina,
nient… El pacia istess.

Traduzione:

Pulcini

Quello che vede
bell’e morte tutte le galline,
e fatte anche a pezzi, dal macellaio.
e lui piange, perché poverini,
i pulcini, che sono piccolini,
ha visto che li vendono
(i marocchini) tutti colorati,
sul marciapiede a piangere,
nelle cassette dell’uva.

Poi, con tre soldi,
compra il pollo
per fare il lesso
e a dirgli che era
un pulcino, e poi
cresce gallina,
niente… mangia lo stesso.

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Rohmer

T’indico il crepuscolare
bisticcio alle cime di mango;
dall’Africa a Oriente,
fruscia di volpi volanti
greve la sera e pomposo,
appresso al tramonto,
il sinistro rinfresco è levare.

T’insegno che albeggia,
qui, su l’acero e il tiglio,
al faggio, all’ora che desta,
il nugolo ronza d’uccelli
e dietro, sperso pegl’orti,
alla quercia scompiglia
la ghianda e la foglia.

Al rigirare t’accenno,
nell’aria, del carbonio,
alla fredda ventata del raggio;
di Rohmer pesa Delphine,
la cupa donna e la sorte,
che non fu in Messico, dove
guardammo il secco sul mare.

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Poesie marine VI

E’ una serie di poesie scritte ispirandomi alle foto di Giovanni Cecchinato (le trovate qui: Costa Adriatica Nord – Liquido confine)

I castelli di sabbia
(cinti dai fossati
solcati da piccoli
guardinghi caimani)
confinano spesso
con circuiti minori,
dove rotolano i visi
d’estinti corridori;
giochi effimeri e leali,
esposti a ridotti tsunami,
la spiaggia ne vede
in un giorno spuntare
e svanire a milioni.
Li sormontano grandi
cattedrali d’immani
strutture di scivoli,
tubi, opprimono
le rive i quartieri
degli svaghi artificiali,
i bulimici chioschi,
frastuoni di mercanti
nel tempio, pasciuti,
abbronzati ed ignari:
e muta sobbolle
la furia di uragani.

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Centro Cultural Tina Modotti – II

Il Centro Cultural Tina Modotti ha tradotto una seconda mia poesia, tratta dal poemetto “Il bombardamento di Erba”:

di Carlo Tosetti(Italia)ita/espa


Anche mio padre, altrove,
sfollato da Erba dopo
gli attacchi e bambino,
guardava la guerra
dai monti bresciani
della Valle Camonica
e gli scontri in pianura,
quasi un passatempo,
furono niente, o poco.
Come i proiettili posti
dal capitano tedesco
sopra i binari per gioco.


*


de Carlo Tosetti(Italia)espa/ita


También mi padre, en otra parte,
evacuado de Erba después
los ataques y niño,
miraba la guerra
desde los montes brescianos
del Valle Camonica
y los enfrentamientos en la llanura,
casi un pasatiempo,
fueron nada, o poco.
Como los proyectiles puestos
por el capitán alemán
encima de los rieles por juego.

Traduzione cctm

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Centro Cultural Tina Modotti – I

Il Centro Cultural Tina Modotti, con mia grande sorpresa, ha tradotto una mia poesia, tratta dal poemetto “Il bombardamento di Erba”:

di Carlo Tosetti(Italia)ita/espa
Era il primo
d’ottobre verso pranzo,
che il rombo diffonde
di nuovo la squadriglia,
più nutrita, ben diciotto,
e fra le nuove case rase
al suolo, s’abbattè
la torre finalmente,
vuotata nottetempo
dai tedeschi, di quattro
bidoni di benzina.
La seconda giornata assassina.


*
de Carlo Tosetti(Italia)espa/ita
Era el primero
de octubre cerca del almuerzo,
que el fragor difunde
de nuevo la escuadrilla,
más numerosa, bien dieciocho,
y entre las nuevas casas reducidas
a escombros, se derroca
la torre finalmente,
vaciada de noche
por los alemanes, de cuatro
barriles de gasolina.
La segunda jornada asesina.

Traduzione cctm

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