Primule

Una vecchia poesia che non mi piaceva. Ora, inspiegabilmente, mi piace.

Primule

Finalmente nella vasca
t’immergi a casa mia
e neppure il vociare lontano,
che godiamo delle piccole cose,
odo più come ricordo
delle lunghe notti distratte;
sono cani nel buio
i latrati dei fantasmi,
sono umidi ragni carnosi.
Mentre ti lavi, con profumo
d’incenso e di cipresso,
uno squarcio scintilla
nelle nubi, è l’attesa:
che delle primule il giorno
spietato v’uccida.

 

 

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