La supinazione del Terraneo

Ho sognato, questa notte, di trovarmi ben piantato davanti al bancone di un pub, bevendo birra, con questo Terraneo. Io non lo conosco, ma nel sogno l’atmosfera era quella che si densifica fra amici.
Quindi: brindiamo, poi il Terraneo appoggia il boccale sul bancone. Parliamo, discutiamo, il Terraneo con una mossa maldestra urta il suo boccale.
Rovescia sul bancone una modestissima quantità di birra… che so… tre centilitri.
Il barista, che, durante l’incidente, era in fondo al bancone, dalla parte opposta, si fionda davanti a noi quasi levitando, come corresse su di una pista magnetica, senza attriti, veloce e soave.
“Mi dispiace, ma devo addebitarti un secondo boccale…”. Lesto digita sul registratore di cassa, emette scontrino (6 €), il Terraneo paga senza nulla eccepire. Deduco, ora, in stato di veglia, che fosse normale tutto ciò: una regola, una legge…
Il Terraneo mi guarda spalancando gli occhi, con un mezzo sorriso, reclinando leggermente il capo verso destra: autocommiserazione.
Scorrono i titoli di coda. Leggo che il titolo del sogno è “La supinazione del Terraneo”.
Questa mattina mi sono domandato per quale motivo il produttore non abbia consigliato un altro titolo. Con questo non si farà mai botteghino. Al massimo andremo in onda un sabato notte, verso le 3.00, a Fuori Orario, insieme ad altri corti d’autore (che comunque sarebbe un bel risultato, ma poco remunerativo).
A prescindere da questo: ho pensato che i nostri governanti illuminati possano includere una norma così ignobile nel prossimo e atteso Decreto Sviluppo. Io ne sono certo. Sarà così. La chiameranno “Sad hour”.

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