Aratri

 

Al morire dell’estate,
n
el campo sonnolento
– fa d’oppio la maggese –
che s’apre dietro casa,
spaesata e buffa posa,
dei duttili gabbiani,
un’avanguardia nuova.

Ignuno fiutò mari,
ma lezzi di concimi
dell’agro e lordure;
saggiano temperie
nei luoghi e piantano
forse gli avamposti,
sogni di crassi prati,
precorsi dall’autunno
e infranti dagl’aratri.

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