Fortezza Bastiani

M’ossessiona l’ossimoro
dei mondi agnelli sudici;
in un bivacco di cartone
in sala da pranzo belano.
Smaniano le lorde madri,
le ciniche sotto i ronchi,
lontane, lutulente brucano
e quale amenità che portino
pomposi nomi biblici,
Mosè, Isacco e Aronne,
lambiccati pecorai,
ma elementari e zotici.
***
Il filare di lauro ceraso
i pecorai sorvegliano,
perché non ombreggi
le fragole la siepe
e mortale non s’affacci
ad abbuiare il prato.
Tenace passa la ramata,
sboccia germogli, aizza
lucide foglie prospere,
grasse,  gli zuccheri
oltre il confine slanciano
le piante tarchiatèlle,
s’infuriano i pastori,
arrossano i rebbi, affilano
le falciòle e le ranze
di sambuco leggero vibrano.
***
Ombrati dai ronchi
a nord faticano
ad arginare i frassini,
radicando chiamano pionieri
castani e carpini, serpeggiano
nei prati le propaggini
della brughiera e mangiano
il fieno acerbo, evacuano
muschi e torbe succose.
A est vi è da rintuzzare
l’assalto del buio e del ceraso,
il faggio pendulo gigante,
l’acacia che ingravida e germoglia
gl’avamposti di là dei confini;
è fosco dei pastori il domani,
dalla loro Fortezza Bastiani.

2 commenti su “Fortezza Bastiani”

  1. In genere si.
    In questo caso direi di no.
    I miei genitori sono persone rispettose, a modo, ma i confinanti zotici ci hanno reso la vita difficile, senza alcun motivo.

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