I condannati

Porto il nome di chi
sfondò a Nikolaevka,
e ignoro qual fosse
la taccia sua, forse
nel gelo guadagnata.
Lo dicevano prima
ghignando “Il calabrese”,
per via di suo padre
che tuttavia non lo fu,
e m’è giunto l’epiteto
ma il senso è perduto.
Porto i geni
dei capelli ramati
e gli odori dell’isba:
le resine bruciate,
le povere zuppe,
il puzzo di storia
dei condannati.


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3 commenti su “I condannati”

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