I cavalli di battaglia

(fonte: Reuters)
Quando il mio fanciullino regnava sulle mie carni, mostrava la sua quintessenza attraverso alcune immagini, metaforiche e non, alcune delle quali erano degli autentici cavalli di battaglia (come per tutti gli umani, penso…).
Ricordo, per elencarne alcuni, l’incontro di boxe Gassman Vs Tyson (quando entrambi spopolavano), la bonza secondo la quale la temibile sindrome di Osgood-Schlatter venisse propagata dal bisbetico tacchino, il fatto che il cosmo fosse un “fottuto trucco” (con tanto di vignetta autografa che raffigurava lo stupore degli atronauti di fronte a stelle e pianeti appesi a dei fili), il fantastico animale “sabo”, che si riproduceva per scissione ingenerata da un taglio al labbro inferiore, la cui maggior causa di mortalità era la sincope e tanti altri dettagli che descrivevano con zoologica precisione l’essere immaginario.
Questi, lo ribadisco, erano cavalli di battaglia, soluzioni estratte dal cilindro di fronte a sconosciuti, idee che si diffondevano grazie all’idiozia dei miei compagni di cordata, che, per quanto idioti al punto di apprezzarle, non mi sottrassero mai la paternità di questi svolazzi giovanili. 
Uno di questi miei caposaldi riguardava i gamberetti. Durante qualsiasi discussione, ad onta dell’argomento trattato, trovavo il pertugio in cui infilare il tema del numero incommensurabile dei gamberetti. In un momento “x”, il numero di quelli vivi  e di quelli morti (freschi, surgelati, in salamoia) non era misurabile, ma certamente enorme. Qualcuno obbiettava che il numero di formiche o batteri era di gran lungo superiore… Ma ora non ricordo come smontavo questo banale tentativo di avvilirmi, forse mi aggrappavo alle nostre abitudini alimentari… Rammento un cocktail di frammenti d’apologie assortite, intorno ai matrimoni alchemici di gamberi e salsa rosa e degli amici crostacei con la pasta alle zucchine. 
Immaginate la gioia, quando nel 1997 la centrale nucleare coreana di Ulchin venne bloccata per ben tre volte dai gamberetti, che ostruirono i canali di raffreddamento. Incidente ripresentatosi nel 2011, se non erro.
Fu la mia rivincita e, soprattutto, quella dei gamberetti, quella d’una maggioranza pelagica silenziona. “Krill Kill”, oserei dire, ed ogni accostamento al film di Tarantino (film che non ho mai apprezzato) non troppo m’offende…
Il disastro della foto, fatto recentissimo avvenuto in Cile, mi ha fatto ripensare ai miei cari gamberetti, ai miei cavalli di battaglia.
A proposito di cavalli, da alcuni anni uno dei puledri di battaglia è il commento “mi sembra equino”, commento che non allude al somaro, non è disprezzo indirizzato all’oggetto del commento, ma mira ad evidenziare un’equità intermedia fra l’equo e l’iniquo.
Ora, taglio questa insignificante riflessione, perché potrebbe non avere fine, volendo ripescare nella torbiera della memoria sopita le mummie dei cavalli di battaglia spirati nel corso degli anni, ma la domanda che mi orbita intorno negli ultimi giorni è: che fine faranno, dopo la mia discreta scomparsa, i miei cavalli di battaglia?

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