Le dolci correnti della banalità

La musica di Venditti (salvo il periodo culo e camicia con San Francesco De Gregori e pochi altri brani “giovanili”) non mi è mai piaciuta. La trovo retorica, sempliciotta e soprattutto ben studiata, mirata. Mirata alla vendita.
A prescindere dai miei gusti musicali, leggo questo articolo del Corriere di oggi, nel quale Venditti afferma di aver vissuto incontri molto ravvicinati con UFO, ma ancor più inquietanti sono gli episodi del “sole gemello” ed un altro: “Eravamo in un bosco e cercavamo una villa bellissima che sapevamo essere vicina all’albergo. Ma non c’era verso di trovare la strada: fummo colti da una sensazione di disorientamento. “Eravamo lì, a girare senza costrutto: non se ne veniva a capo. La strada, mentre la percorrevi, si “formava” di nuovo: prigionieri di un labirinto e del tempo”.
Ebbene, questi avvenimenti non mi stupiscono più di tanto; mi sgomenta però il fatto che una persona, pur vivendo simili esperienze, avendo apparentemente un atteggiamento aperto e curioso, senza bollare certe esperienze (dirette) come semplici black out della mente, abbandoni la sua opera alle dolci correnti della banalità.