Atropo

Ciarlano le Moire,
di sgarbi e tradimenti,
di stupri e di turgori
e dei goffi ruzzoloni
di centauri morenti,
ché tessendo monta
l’uggia e chi soppesa
il tempo, già l’inganna
con ardente cicalare,
sì che Atropo annoiata
s’ha da circuire,
per averlo ben rotondo
il pennacchio e poi pregare
che l’impingui di straforo.


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Pioppi



 Fyodor Alexandrovich Vasilyev - Lombardia Pioppi sulla riva di un lago. Sera

Lombardia Pioppi sulla riva di un lago. Sera

Fyodor Alexandrovich Vasilyev


Nei giorni del Leone
(della fame d’aria)
si boccheggia e si paca
il tramenare nel lago
e pure tutt’intorno.
Nell’ore roventi del riposo
promana la cava fiochi boati,
scrosci remoti di pietra,
poi langue il granito
e l’acqua ha un traballìo.
Dello strazio del pioppo
nessuno mai si cura,
trèmulo fino in bonaccia,
ci allerta di tragedie minori. 


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Trafalgar

Sciabordarono i fiotti,
a cannonate soverchiammo
i muggiti del fasciame
dei velieri tentennanti
e gli spari degl’incerti
cecchini abbarbicati.
Sciabordò l’alcool nelle stive,
il rum l’Ammiraglio sballottò,
ucciso da un francese
malfermo sul ponte
e la morte sola vedemmo fissa,
fra lo sbattersi vano dei vivi
su di un mare tremolante.

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Oggetti

Gli ammennicoli caduchi
costruiti dall’uomo,
anche la sedia Brno
e la maestosa Bagan,
se abbandonati s’acquattano,
invincibili e cheti
come i giochi di latta,
desistono plastici
da ogni intenzione,
per divenire vestigi.

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Balvano

Il disastro di Balvano
ebbe uno scarno
trafiletto sul Corriere,
che riprese un lancio
d’agenzia di Lisbona
ed il pneuma di cui
tutto questo è permeato
(persino il bicefalo treno
ed i seicento aurighi soffocati)
spira fin dai giorni
di stesura del Fedro
e dalle bizze perigliose
dell’acerbo Fetonte.

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Idoli

Su per le dolci balze,
– lì cronache perdute
contano d’ignari,
omerici e riarsi
a vendemmiar sopra
la piramide sepolta –
affiorano incerti e radi
biancheggiando i gradini.
Al culmine nulla dei templi  
e gl’idoli che caddero primi,
fieri s’opposero al vento.

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San Pietroburgo

Lungo la gravida Neva,
ne vedemmo di bolsi
ubriachi e di cani
mulinare inghiottiti,
poi sputati zuppi e guasti
nella pozza del Marchese.
Noi ci si calava tosto
sulla riva, litigandoci
un panciotto od altri effetti,
e noi pure ad affogare mesti,
in bettole s’andava,
allorché per vedovella
accorreva una babushka.

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Ricordare

Rammento soltanto
quadri mutati.
La statale quando
fu senza rotatorie,
il mare ombroso
mentre lo fendevi,
la mia casa
con recondite croste
di fiori d’acacia
nelle grondaie.
Nemmeno un ricordo
avulso ci è dato d’avere.

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