Premio Parasio – Città di Imperia

Ricevo l’attestato per la Menzione D’Onore al premio Parasio – Città di Imperia 2020. Grazie di cuore!

Ecco la poesia:

 
A Gao
 
A Gao levano le ancore ricolmi
i mercantili, esplodono di carichi
di bestie, palpitanti; s’affacciano
baracche sul deserto, s’imboccano
le ardenti varie rotte dell’immenso
primo mare, ch’è sogno differente:
effimere le piste, è liquefatta
la sabbia – evoca l’acqua – e riarse braccia
spuntano, mummie, e zampe di carcasse.
Perscrutano i negrieri l’orizzonte,
le tempeste lontane, polverose
e nella muta notte guida l’Orsa
Maggiore, brilla la meta polare.
L’infetta a molti l’onta del ritorno,
dei risparmi persi. Alcuni, feroci,
barattano la donna col futuro
– tramontano nel Mali abbandonate,
schiave di sesso, morte prostitute –
e pochi prendono ambiti i tuguri,
ci fanno barberie, nelle preziose
baracche ci aggiustano rottami di motori.
 

Archivio del bianco – Stefania Onidi

Poetarum Silva ospita una mia recensione al libro Archivio del bianco (Terra d’ulivi, 2020), di Stefania Onidi. Un libro di poesia che consiglio caldamente.

“[…] si avverte che la scrittura dell’autrice è una faccia della medaglia: l’altra è occupata dalla pittura.
A una lettura superficiale, questo collegamento è acceso sia dalla presenza di termini tecnici (per esempio, una sezione reca come titolo campiture, un’altra tele e armature), che dalla citazione di celebri quadri o pittori (una delle poesie con titolo è Le déjeuner sur l’erbe). Preciso che il libro non è infarcito di questi rimandi, che al contrario sono rari; non è un libro sulla pittura.
L’influsso pittorico, tuttavia, si manifesta nell’uso dei colori nei versi, nell’utilizzo dello spazio della pagina bianca, che non è mero supporto alla scrittura. Non vi è pittura, quindi, nel senso letterale dei componimenti, bensì, a livello d’idea, contemporaneamente, sia in superficie (la pagina) che in profondità, sottendendo e sostenendo l’intero libro. […]”

Continua la lettura su Poetarum Silva

A M.B.

Ti dico dei celicoli,
Marco: campano sleali più del tempo,
indifferenti, sono affaccendati
nei mutoli sussurri che li adescano;
Loro hanno padri maggiori, loro
stanno i sospiri nostri come i versi
in altro mare – immenso – uditi
mai,  quanto dei lamenti di balene.

Noi solo ci ridestano gli schiocchi di falene
bruciate.

Laboratori poesia

Laboratori Poesia ospita dei miei inediti.
Grazie di cuore a Emilia Barbato, curatrice della rubrica.

La sveglia
 
I
Le sveglie meccaniche
– dal trillo che lacera
l’ovatta, l’infingardo –
portavano lancette
pitturate di radio;
l’abominio del giorno
in fieri, che t’uccide
con l’ore perfette,
al buio quieto di letargo.

[…]

Continua la lettura in Laboratori Poesia

Captcha – programmato per essere, di Fabrizio Buratto

Grazie alla redazione de L’EstroVerso, che ospita una mia nota di lettura, con selezione di poesie, del libro di Fabrizio Buratto, Captcha – programmato per essere (ExCogita Editore di Luciana Bianciardi, 2020).

Artificiosamente

Metter dentro – artificiosamente
lo spermatozoo lento
che mai sarebbe arrivato.
Il nascituro, altrimenti
non nascerebbe nato
eppure andrà bene a scuola
avrà tanti amici
sarà un vincente.
E allora, o natura, sei deficiente?

Di ciò ch’io son fatto è fatta

L’intelligenza artificiale
di ciò ch’io son fatto è fatta.
Nata adulta, nata imparata
preprogrammata, generata
e non creata della stessa sostanza
del padre: carbonio e silicio
e scambi elettrici.
E allora, cosa c’è di artificiale
essere umano, macchina
animale?

Continua la lettura ne L’EstroVerso

Cantare del deserto – Elvio Ceci

Poetarum Silva ospita la mia nota di lettura al libro di Elvio Ceci, Cantare del deserto ( Pietre Vive, 2020). Grazie di cuore alla redazione.

“Ho espresso più volte e pubblicamente la mia ideale contrapposizione alla cosiddetta “poesia sociale” e questo non perché non ne riconosca il lampante valore, sia educativo e rivoluzionario, sia prettamente letterario (che riguarda cioè la forma del verso).
La storia umana è costellata da libri messi all’indice, bruciati, confinati in antri inaccessibili e tutto ciò a causa della potenza chiarificatrice e sovversiva della parola.
Il mio (peraltro morbidissimo) antagonismo è dovuto unicamente al senso di pericolo che mi incute il tentativo di incanalare il verso in una precisa direzione […]”

Continua la lettura in Poetarum Silva

Senda Nueva

Dicevi: “non ascolto
la musica se morta”, ma guidando
l’auto lungo i tornanti propinavi
a tutti i rabbuiati Senda Nueva
e scesi a valle – in conche soffocanti,
quei forni fra i massicci del Tirolo –
languivi tu di fronte alla ferita
aperta in un versante, piaga immane.
Bussavano i tuoi studi sulle rocce,
ne piangevi al pensiero delle frane
amate, intanto il suono doloroso
andino richiamava nubi scure
sulle imponenti cime e intorno a noi
sfogliava il vento i rami nelle fratte.

La crepa madre su Punto – Almanacco di poesia

Punto – Almanacco di poesia, ospita una recensione de La crepa Madre a firma Fabrizio Bregoli.
Sono varie le ragioni per le quali apprezzo questa lettura di Bregoli, che inforca lenti neutre e si srotola in lettura obiettiva e quindi rara.
Grazie di cuore!

“[…] La Crepa madre è dunque un poema – classificazione che si può effettuare con buona confidenza di non essere smentiti – per quanto riuscire a circostanziarlo in un sottogenere preciso possa risultare più problematico: c’è sicuramente un piano narrativo (e quindi per estensione epico) condotto nel rispetto di una diacronia fedele alla sequenza degli eventi, ma c’è anche un piano fantastico (e quindi mitico o anagogico in senso lato) che porta a un’astrazione dal dato storico e cronachistico in uno spazio di spiritualità evidente, e c’è un piano didascalico (o pedagogico, per certi versi, o ancora scientifico-documentaristico) con frequenti inserzioni nella trama e con una sua godibilità autonoma, attraverso micro-digressioni che vivono di una luce tutta loro, indipendente. Questa sovrapposizione di piani dà il quadro evidente della modernità dell’opera che, ibridando di fatto generi e temi, porta a costruire un corpo vivo, un organismo poetico di una specie nuova, metamorfico.[…]”

Continua la lettura su Punto – Almanacco di poesia.

Sulla collina

Sulla collina

Chiamavi la mattina, raccontavi
del sonno frammentato, infimo, breve,

sorbivi la mia scarna conferenza
enfatica sui nostri meridiani
(dicono, sai, che i morti sezionati
ci neghino risposte sui misteri).

Dormi bene ora, l’aria di collina
gela – sono scheletri i peri – e scesa
s’attaglia la nebbia al galoppatoio.
Sveglia le volpi potresti svisare:
balugina l’occhio astuto, riemerge
dal bosco cupo, lesto corre un gatto di luco.