Cautele nei confronti degli Dei

Quando andai (cioè, venni…) a vivere da solo, non comprai la televisione. In effetti, lo ammetto, fa tanto chic in un certo sottobosco d’una certa sinistra, ma, insomma, così scelsi.
Per tre anni, senza televisione, ascoltai molta radio; la ascoltavo molto già da prima. Radio Popolare, Europa Radio, e basta.   In effetti, lo ammetto, fa tanto chic in un certo sottobosco d’una certa sinistra. Poi, i miei genitori, che ad un certo sottobosco preferiscono la praticità, mi regalarono la televisione. Io – non ricordo bene, ora, perché questa scelta – installai una parabolica, ma non feci alcun abbonamento a Sky, forse, allora, Tele+. Non so se questo faccia tanto chic in un certo sottobosco d’una certa sinistra.
Poi, un giorno, all’improvviso, dopo anni, sparì il segnale dei canali RAI e girai per 10.000 canali arabi, in cui, ho notato, si prega tantissimo. Questo non è per nulla chic.
Poi sparirono anche i Mediaset, che guardavo poco, ma sparirono lo stesso, e rimasero solo i canali arabi, dove si prega in modo estenuante.
Questo non ha il benché minimo significato, per me, a meno che non si voglia soffocare nelle solite considerazioni anti-islamiche. Alcuni di loro sono così. Pregano tantissimo, ammazzano con una certa ingordigia, fanno tutto platealmente, insomma. Hanno mostrato, ad esempio, le foto della donna (non ricordo se moglie) del figlio di Gheddafi. E… Beh… Plateale, appunto. 
Tornando a prima, per me non aveva significato, inizialmente. Ho pensato, poi: e se nei canali arabi, in questa lingua a me sconosciuta, si pregasse Dio anche per oscurarmi i canali RAI e Mediaset, in modo da vedere solo quelli arabi e convertirmi? Io non capisco nulla, ma intanto ascolto. Il messaggio penetra, una parte di me coglie (probabilmente attingendo ad un serbatoio di conoscenza universale, di cui ahimè non conosco consciamente la dislocazione), la parte razionale non si accorge della tragedia in atto e… Puf! 
Chiariamo: nulla contro questo Dio o quell’altro, ma per sicurezza adesso uso il digitale terrestre.

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Sindrome di Tomas-Tranströmer

Grave sindrome ansioso depressiva, i cui sintomi iniziali – ingannatori – rimandano però ad una psicosi già avanzata. Caratteristica del primo stadio è, infatti, l’immagine di sé che appare (ai propri occhi) leggermente diafana e, talvolta, con tinte seppiate. Compare, in seguito, importante sensazione di nullità, si avverte il totale disinteresse del mondo nei confronti della propria esistenza.  Segue gravissima inedia e deriva psicofisica che, nei casi trascurati, può portare all’idea del suicidio. Necessita pertanto d’immediata terapia farmacologica, con supporto psicologico.
Prende il nome dal grande letterato svedese Tomas Tranströmer, che vinse il premio Nobel contemporaneamente alla morte di Steve Jobs.

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Marcello, come here! Hurry up!

“Dentro la Fontana di Trevi, durante le riprese, feci su e giù una notte intera, senza mai inciampare. Marcello invece aveva freddo e così vuotò una bottiglia di whisky. Cadde tre volte. E per tre volte furono costretti ad asciugarlo. Alla fine gli fecero indossare gli stivaloni da pesca sotto i pantaloni”.
Fabrizio Roncone intervista Anita Ekberg, Corriere della Sera, 27/09/2011

 
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Visioni del futuro

La cosiddetta “Tradizione”, che affonda le radici nell’alba dell’umanità, confluita nella Stregoneria moderna, nella Magia che sopravvive al tempo, indica quale tecnica per prevedere il futuro, quella di dormire in presenza di una scrofa (meglio se gravida) o, non disponendone, di una sua immagine o rappresentazione. Va bene, quindi, una foto o una statuetta nella camera da letto, sul comodino.
Ci sono racconti antichi di fuggiaschi che, nascosti sotto il pavimento di legno di una porcilaia, sognano la loro stessa fine, o la fine della vicenda. Sovrani illuminati (illuminati da altri, che reggono il lume) dormono con un simulacro di scrofa e non hanno bisogno, quindi, di scagnozzi che spiano il popolo al mercato, per poi fuggire a Samarcanda, dopo aver incrociato lo sguardo della Morte fra le bancarelle.
Ho voluto sperimentare, ponendo vicino alla mia testa, sul comodino, una fotografia della scrofona domestica di cui sopra. Ho sognato costine. 
Funziona.

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Dimmi con chi vai…

E’ semplicemente inutile cercare di smontare il senso ed il messaggio di un proverbio.
Da dove vengono? Da quale remoto passato? Quale conoscenza ha prodotto queste sintesi, spesso disarmanti?
Io non ho la competenza per affrontare questi temi, ma appare chiaro che dei proverbi siano trascrizioni di leggi naturali e universali, e – per questa ragione – non possono essere sbugiardati.
Tempo fa ne lessi casualmente uno che non conoscevo, stupendo: “attendi il porco alla quercia”. Qualcuno può tentare di smontarlo?
Ora, però, tratto “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.
Perché il delinquente va coi suoi pari? Perché il potente fa lo stesso? Perché il poveraccio frequenta i suoi simili? E perché il cretino lo imita?
Perché il cacio va coi maccheroni? Perché il burro con la marmellata? Perché il cane va col padrone, ed il padrone col cane? Perché la corda con l’arco?
Pensate che il proverbio tratti solo di rapporti umani? E’ un errore.
Inoltre, anche e soprattutto nei casi in cui la frequentazione si gioca sugli opposti (arco-corda, cane-padrone, ma anche uomo e donna), questo contrasto è sotteso di similitudine.
In altre parole: quando non si comprendono le cause d’una frequentazione, allora si deve affondare lo sguardo, sbirciare “dietro”, “sotto”, e non temere: la similitudine si disvelerà, prima o poi… E non è detto che sia una scoperta piacevole.
Tornando però all’essere umano: non ce n’è… Quando ci si domanda perché due persone si frequentano, quando non lo si capisce, si deve solamente attendere, con occhi aperti.
La similitudine fra i due apparirà. Basta ricordarsi, in quel momento, che il proverbio non può sbagliare, per sua natura, mai.

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Scimmie di mare

Sono tornate in commercio, leggere qui, ora le chiamano SKIFIDOL, povere bestie.
Sinceramente: non mi frega nulla di queste bestioline, a meno che non siano ottime con due linguine con aglio e prezzemolo, ma di certo non mi curo di loro, se vive e guizzanti.
Però, finalmente, dopo 30 anni ho capito cosa sono.
Ecco la datata pubblicità e sotto l’aspetto dei crostacei in questione:

Game Over

Grazie, B., per essere rimasto ostentatamente al mare mentre gli elettori (compresi i suoi) correvano ai seggi, bissando l’“andate al mare” di Craxi modello ‘91, il che fa ben sperare nello stesso epilogo: la spiaggia di Hammamet nel giro di un paio d’anni o, in alternativa, la galera.


Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 14 giugno 2011

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Il telo antiatomico

In base a questo articolo del POST, allora, forse, quella che mi pareva una immensissima stupidaggine, potrebbe avere un senso?
Cioé, in caso di esplosione atomica, se dovessi essere sufficientemente lontano, trovando (o scavando) una buca, infilandomi dentro, coprendo l’apertura col telo antiatomico… avrei qualche possibilità di sopravvivenza?
E’ strabiliante…

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