Solitudine…

Oggi la monnezza della stazione di Sesto non pullula di topi. Per me, che non c’azzecco con gli umani, tutto questo e’ insopportabile. Mi sento solo. Voglio i miei amici ratti presenti, laboriosi, gioiosi. Li voglio seguire mentre godono di scarti putrescenti e mentre spuntano lesti dal tombino, per infilarsi nella tana e rifare il percorso alla rovescia. Più di ogni cosa, mi manca il disgusto della gente…
Mi mancano i commenti illuminati, della serie “Qui è uno schifo”… Come se, togliendo i topi, ci si ritroverebbe nell’Eden.
Per cui domattina libererò qualche sorcetto nella monnezza. Non se ne può più: senza topi, lì è tutto uno schifo.

Il mito della boule

 

Sono molto presuntuoso, molto, a tal punto che il mio ego mi vorrebbe obeso per allargare i propri confini.
Sono così presuntuoso, che ritengo di scrivere miti moderni, quali risultato delle mie scarnissime meditazioni.
E allora eccone uno; è molto datato, ma in questi giorni lo calzo bene:
La boule de neige.
Si prende una boule de neige e la si scuote.
Si rimette la boule al suo posto, mentre la finta neve va in sospensione, per poi ricadere sul fondo, imitando una nevicata.
Quando la finta nevicata è terminata, tutto torna come prima.
In realtà, però, non è come prima…
Ecco… 

Share
 

Carni bianche

 

Altro materiale (a mio avviso) cinematografico:
io e un amico veniamo accompagnati in una cella frigorifera.
Il cellaio, ma… A proposito: come si definisce l’addetto alla cella frigorifera? Il tale che la apre e la chiude, che ne controlla la temperatura, che conosce la dislocazione del contenuto, che può far da guida per recuperare una merce precisa, e ancora… La cella viene sbrinata? E come si fa? Hanno uno spray apposito, oppure spengono l’impianto? Un altro aspetto che m’interessa è l’abbigliamento.
Si, perché io temo e patisco gli sbalzi di temperatura; sono per me causa certa di un raffreddamento.
Questi addetti come fanno? C’è una zona a temperatura intermedia, nella quale togliere la tuta termica? C’è quindi una zona di “decompressione”? Boh… Quante zone oscure…
Ma, tornando a bomba, come si chiama questo depositario della verità? Cellaio?
Allora: il cellaio (così si chiama per convenzione) ci conduce in fondo alla cella.
Ci infiliamo fra due lunghe file di quarti di manzo, vitello e bue.
Il cellaio ne scosta un paio, ci guarda e gli occhi – improvvisamente – gli brillano, come se ci stesse mostrando la pietra filosofale.
Isola un quarto; c’è qualcosa d’insolito in quel quarto, ma non capiamo del tutto.
Il cellaio, raggiante, ci dice: “Eccolo! E’ un quarto di prete!”.
Io guardo il mio amico e commento: “C****o! E’ carne bianca!”.
Sostiamo alcuni minuti, tentando di saggiare il quarto di prete. Ci giriamo intorno, lo accarezziamo, lo annusiamo, malgrado il gelo abbia soffocato l’odore.
Mentre ce ne andiamo, il mio amico ci spiega (con dovizia di particolari) la ricetta della “coda di prete con patate”. Dice di aver mangiato il piatto in un quartieraccio di Monaco.
Io sottopongo le mie riflessioni: c’è la carne bianca per natura, come quella del pollame. Evidentemente c’è la carne che diviene bianca, per libero arbitrio, per la pratica della purezza e della castità. In altre parole, se le cose stanno così, ci tocca mangiare i preti veri, i preti “dentro”, mentre i preti apparenti, quelli che poi – la carne è debole – tampinano i bambini, per esempio, o che vanno a mignotte, quelli “insozzati”, quelli che hanno la carne ancora rossa… Nulla… quelli non fanno all’uopo.
Che fregatura… L’arte culinaria è però spietata e sorvola tutte le leggi: morali e giuridiche. Il prete vero è perfetto, quello falso e diffuso, no, non va bene. Del resto, anche per i funghi è così. I porcini sono eccellenti, ma pochi. I fungacci senza valore sono più numerosi. Già immagino uno spezzatino di prete con funghi.
Poi domando: non si potrebbe usare un carotiere, tipo quello che si usa per datare gli alberi? Lo si infila nelle carni del prete, entra a vite per circa 15 cm, nella coscia, poi lo si estrae, si estrae la carota di carne e si controlla. Con sorpresa, magari, scopriremmo dei cerchi concentrici e, come per gli alberi, potremmo anche datare il prete, datarlo oggettivamente, senza dar valore alle sue sicure profusioni spirituali e ingannevoli, che alludono quasi sempre all’eternità di un quid che sfugge, a noi golosi.
Il cellaio annuisce, il mio amico anche. Assumono l’espressione stolida di chi ascolta concetti inarrivabili. Gli occhi del cellaio non brillano più, sono lucidi. Bah…
Fine.

Share

Tutti i pappagalli del mondo

 

Tutti i pappagalli del mondo, ma proprio tutti, che a differenza degli umani non subiscono l’intossicazione della razionalità, tutti i pappagalli del mondo – dicevo – non si fecero ingannare da banali trucchi semantici e, tutti i pappagalli del mondo – dicevo – colsero subito l’accezione corretta del vocabolo “pappagalli”, quando appresero che il buon Don Verzé ne aveva un ufficio pieno.

Share

Il mio medico non sa…

“I medici sanno che un cervello ne aiuta un altro, un polmone un altro polmone e perciò dicono che la persona che abbia gli occhi cisposi si guarisce col sospenderle al collo involto in un drappo bianco, l’occhio destro di una rana o di un granchio, se l’occhio ammalato è il destro, e l’occhio sinistro pel sinistro. Ugualmente le zampe d’una tartaruga guariscono i mali dei piedi, sempre applicando al piede offeso l’arto corrispondente dell’animale e così pure gli animali sterili causano la sterilità e i fecondi la fecondità, cose che si manifestano soprattutto a mezzo dei testicoli, della matrice e delle orine e che spiegano come una donna che prenda tutti i mesi orina di mulo, o alcunché che vi sia stato lasciato a macerare, non possa concepire”.
Enrico Cornelio Agrippa
Sarà… ma il mio medico non sa tutte queste belle cose…
      .

Share

Ooooh, Leibniz… (sospirando)

Dopo una settimana facendo colazione con 3 Chocoleibniz e un buon caffé, ho scoperto di saper risolvere gli integrali, ma non li ho mai studiati.
Non è il biscotto, neppure il cioccolato fondente, neppure il solo caffé, ho sperimentato. Funziona solo coi Chocoleibniz.E’ questo prodotto alchemico, di fattori altrimenti inerti.
Il potere mi attende, lo scibile tutto è a portata di mano.
Quando le nozioni saranno troppe, per liberare la mente, tornerò all’Activia.
Augh!

Share

La supinazione del Terraneo

Ho sognato, questa notte, di trovarmi ben piantato davanti al bancone di un pub, bevendo birra, con questo Terraneo. Io non lo conosco, ma nel sogno l’atmosfera era quella che si densifica fra amici.
Quindi: brindiamo, poi il Terraneo appoggia il boccale sul bancone. Parliamo, discutiamo, il Terraneo con una mossa maldestra urta il suo boccale.
Rovescia sul bancone una modestissima quantità di birra… che so… tre centilitri.
Il barista, che, durante l’incidente, era in fondo al bancone, dalla parte opposta, si fionda davanti a noi quasi levitando, come corresse su di una pista magnetica, senza attriti, veloce e soave.
“Mi dispiace, ma devo addebitarti un secondo boccale…”. Lesto digita sul registratore di cassa, emette scontrino (6 €), il Terraneo paga senza nulla eccepire. Deduco, ora, in stato di veglia, che fosse normale tutto ciò: una regola, una legge…
Il Terraneo mi guarda spalancando gli occhi, con un mezzo sorriso, reclinando leggermente il capo verso destra: autocommiserazione.
Scorrono i titoli di coda. Leggo che il titolo del sogno è “La supinazione del Terraneo”.
Questa mattina mi sono domandato per quale motivo il produttore non abbia consigliato un altro titolo. Con questo non si farà mai botteghino. Al massimo andremo in onda un sabato notte, verso le 3.00, a Fuori Orario, insieme ad altri corti d’autore (che comunque sarebbe un bel risultato, ma poco remunerativo).
A prescindere da questo: ho pensato che i nostri governanti illuminati possano includere una norma così ignobile nel prossimo e atteso Decreto Sviluppo. Io ne sono certo. Sarà così. La chiameranno “Sad hour”.

Share

Surrealistic Toast

Dialogo intercorso fra me ed una giovin barista, Milano 12/10/2011.
Io: Ciao, mi dai una piadina con cotto, brie e maionese e un toast liscio, il tutto da portare via?
Lei: Si!
…Pausa di riflessione…
Lei: …ma in che senso “liscio”?
Io (sfregando il palmo della mano destra sul dorso della sinistra): nel senso che non sia ruvido.

Lei abbozza una risatina e consegna l’ordinazione al piadinaro.

Share

Pippa

Pippa in tailleur, Pippa ha la cellulite, Pippa che corre, Pippa che fa acquisti, Pippa che sospira, Pippa che cospira, Pippa che si pasticcia, Pippa che mangia muffin, Pippa che ride, Pippa che invecchia, Pippa che traduce il RgVeda, Pippa che assiste all’eclissi, Pippa che sniffa speed, Pippa che ascolta il progressive della scuola di Canterbury, Pippa che conta le pecore, Pippa che disprezza, Pippa che sbiascica, Pippa che puzza di sudore, Pippa che si accoppia selvaggiamente, Pippa che defeca, Pippa che brucia la torta nel forno, Pippa al concerto di Elton John, Pippa che stucca le pareti, Pippa che riflette, Pippa che si strappa le vesti, Pippa che lascia l’obolo, Pippa ed il suo ex, Pippa che ruba automobili, Pippa che dormicchia al cinema, Pippa che sobilla le masse, Pippa che altera prove genetiche, Pippa che critica la nonna del cognato, Pippa che svalvola, Pippa che dubita, Pippa che respira, Pippa che risolve l’equazione, Pippa che lecca il gelato, Pippa che concima i gerani, Pippa che maledice un Dio qualsiasi, Pippa che nega le sue radici, Pippa che stecca nel coro, Pippa che bramisce alla luna, Pippa che pesca i salmoni, Pippa che installa un’applicazione, Pippa che recita Dante, Pippa che raccoglie fiori, Pippa che mangia termiti, Pippa che beve una birra, Pippa che inciampa, Pippa che fa spallucce, Pippa che regge le sorti del mondo, Pippa che fuma, Pippa che posa per i paparazzi, Pippa che chiude la zip, Pippa che fa immersioni, Pippa che scompatta un archivio, Pippa che chatta, Pippa che rogna, Pippa che fa i gargarismi, Pippa Pippa Pippa Pippa Pippa Pippa Pippa Pippa Pippa Pippa Pippa Pippa Pippa Pippa, Pippa che struccata è proprio uno schifo.

Share