Puresin

Quel ch’el vètt
bei e mort tutt i gain,
e faa anca a tocc, in del becchee,
e lu el piang, perché porit,
i puresin, ch’in piscinin,
l’ha vist che i vend
(i maruchin) tutt culurà,
sul marciapee, a caragnà
in di casett de l’uga.

Poeù, cun tri danee,
el toeu el pollaster
de faa bell less
e a dic che l’era
un puresin, e poeù
el cress gaina,
nient… El pacia istess.

Traduzione:

Pulcini

Quello che vede
bell’e morte tutte le galline,
e fatte anche a pezzi, dal macellaio.
e lui piange, perché poverini,
i pulcini, che sono piccolini,
ha visto che li vendono
(i marocchini) tutti colorati,
sul marciapiede a piangere,
nelle cassette dell’uva.

Poi, con tre soldi,
compra il pollo
per fare il lesso
e a dirgli che era
un pulcino, e poi
cresce gallina,
niente… mangia lo stesso.

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Poesie marine VI

E’ una serie di poesie scritte ispirandomi alle foto di Giovanni Cecchinato (le trovate qui: Costa Adriatica Nord – Liquido confine)

I castelli di sabbia
(cinti dai fossati
solcati da piccoli
guardinghi caimani)
confinano spesso
con circuiti minori,
dove rotolano i visi
d’estinti corridori;
giochi effimeri e leali,
esposti a ridotti tsunami,
la spiaggia ne vede
in un giorno spuntare
e svanire a milioni.
Li sormontano grandi
cattedrali d’immani
strutture di scivoli,
tubi, opprimono
le rive i quartieri
degli svaghi artificiali,
i bulimici chioschi,
frastuoni di mercanti
nel tempio, pasciuti,
abbronzati ed ignari:
e muta sobbolle
la furia di uragani.

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