Swedenborg


I.
E’ vostro l’accodarsi
irragionato alle fanfare,
nella grande pompa
delle nere processioni
e l’accodare il volo
nella pratica barbarica
delle meste uccellagioni;
restano le piume implumi.
 
II.
Lungo il dardo fiacco
che scagliano candele,
al sole, liquidi e contro
il vento solchiamo
scevri d’ogni bene:
tacciono le gonfie nenie,
le mute litanie di vele.
Ardete, oh voi Sirene.
 
III.
Nessun pianto,
il vostro, egro,
alcuno distoglie
– avvolto dal sonno –
dal mondo lapìdeo
e mendace, che dormo;
la stanza di Swedenborg
ha luci sul cosmo.

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Poesie marine – V

E’ una serie di poesie scritte ispirandomi alle foto di Giovanni Cecchinato (le trovate qui: Costa Adriatica Nord – Liquido confine)

Lungo le rotte s’incontrano,
in gomitoli occulti
bisticciano, fondono,
e s’accrescono, forti,
l’intenzioni dei venti.
S’incomoda e copre
le intere migrazioni,
lo scirocco ha carrozze
stipate di bizze africane;
da sud-est, caldo, respira
e, all’impeto passato,
sputano i fiumi strapazzati
le piante divelte alla foce.

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Un piede

 
È stato trovato un altro piede

su una spiaggia in Canada,
completo, manca nulla
– tibia e fibula,
tarsi e metatarsi, calza
e scarpa – se non la carne.

Ormai è lo svelato mistero 
– quello dei suicidi –
d’un corpo che s’ammolla,
piano nel sale si sfalda,
al lido approda un piede,
solo, galleggia la scarpa,
l’altro s’è perduto, solo:
ha ceduto la stringa.

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Poesie marine – IV

E’ una serie di poesie scritte ispirandomi alle foto di Giovanni Cecchinato (le trovate qui: Costa Adriatica Nord – Liquido confine).

IV.

Si salvano i costrutti
pensati ad armi pari:
se tagliano sottili
l’onda o la forza dei venti,
la tempesta, soltanto,
sferzando li piega
e resistono a mare.
Attorno alle lingue,
che portano al largo
solide radio stazioni,
spezzano i frangiflutti,
coi tetrapodi burrasche.

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Lili Marleen

 

Oh, cara nona, quand
sun a dree a durmì

e tì te saltet foeu,
a dumandaa de fat scultaa
Lili Marleen, mì se desii
tutt masaraa, perchè se,
gh’avevi la caséta,
ma trent’ann fa.

U legiù in del perucchee
che a sugnaa i mort
voeur dì ch’el ghè
in bal un cambiament;
oh, cara nona,
qual Cambiament? Cume se faa?
Che te sigùtet cun la caséta
de trent’ann fa…!

       *

Traduzione: 

Lili Marleen

Oh, cara nonna, quando
sto dormendo

e tu salti fuori,
a domandare di farti ascoltare
Lili Marleen, io mi sveglio
bagnato fradicio, perché si,
avevo la cassetta,
ma trent’anni fa.

Ho letto dal parrucchiere,
che sognare i morti

significa che c’è
in ballo un cambiamento;
oh, cara nonna,
che cambiamento? Come si fa?
Che insisti con la cassetta
di trent’anni fa…!

(qualora riscontraste errori nella scrittura del dialetto, vi prego di comunicarmelo)

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Yule

 

 

E discerni tu,

che all’irradiare
di quanti e di quali
rintocchi scandisce
l’ore il campanile,
immutate, sempre,
con identica lena,
da polmone perfetto, meccanica?

Fuori, sconsacrate,
ruotano stagioni
sopra i riti interrati,
forastici, fertili capri
e grembi roventi
e falò, poi messi
falciate a lama e vaiolo:
sono codesti i frutti veraci.

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Immacolatella


A scansare i denti
della notte, della volpe
rossa e del tasso,
impegnata dormì
sotto al tumulo
di pietra nei castagni,
e prima drizzate,
rigide le zampe al sole,
protese trovatella.

Fossi pittore,
la ritrarrei al trapasso,
poiché Turner espirò
“il sole è Dio”
e lei viva scansò
– da “L’isola di Arturo” –
pur vergine il nome
d’Immacolatella.

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