Come

Le immense fosse spalancano i cieli,
ruote di falco sorvegliano i morti,
che spento l’abbrivio non hanno nome

né volti.

All’ombra le donne spiumano leste,
sparlano, ridono: questa è – rivedi –
l’arte del “come”.

Al capo

[fonte fotografia]

Tu sai che scavavo la roccia
– i detrattori dicono “trubi” –
con fossili d’ossa, conchiglie,
le chele, ero stupito per la paccottiglia
raccolta e i graffi non sono rimasti
al capo, giù al Murro, e l’intera
penisola allora sembrava staccarsi.
Avevo anche visto dei granchi mostruosi
e pensavo che a riva venissero in pezzi,
sfaldati da sbalzi pressori e dall’embolia,
invece vivevano a lungo e colonie
d’alghe e balanidi ornavano i gusci,
ma noi s’attendeva l’epifania
d’una deriva del capo roccioso
e riarso che a pochi nodi
puntasse una rotta, incosciente,
che nemmeno la pietra sapesse, all’oscuro

della corrente.