Ottobre 2020

La crepa madre su [PA] POESIE AEREE

Valeria Bianchi Mian, curatrice del blog [PA] POESIE AEREE, è psicoterapeuta di orientamento junghiano e si occupa anche di poesia e letteratura.
Il poema è fitto di simbologia – voluta e accidentale – e lei ne scrive con entusiasmo.
Grazie di cuore!

“Un libro che perturba. Un poema inquietante. La crepa è viva; la crepa vive e pulsa nell’ambiente famiglia. La crepa è lì a ricordare la ferita nella genealogia, lo strappo nel trans-generazionale, l’occasione-breccia nel vivere sociale.

Vulnus dulcesuave malum. […]”

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Senda Nueva

Dicevi: “non ascolto
la musica se morta”, ma guidando
l’auto lungo i tornanti propinavi
a tutti i rabbuiati Senda Nueva
e scesi a valle – in conche soffocanti,
quei forni fra i massicci del Tirolo –
languivi tu di fronte alla ferita
aperta in un versante, piaga immane.
Bussavano i tuoi studi sulle rocce,
ne piangevi al pensiero delle frane
amate, intanto il suono doloroso
andino richiamava nubi scure
sulle imponenti cime e intorno a noi
sfogliava il vento i rami nelle fratte.

La crepa madre su Punto – Almanacco di poesia

Punto – Almanacco di poesia, ospita una recensione de La crepa Madre a firma Fabrizio Bregoli.
Sono varie le ragioni per le quali apprezzo questa lettura di Bregoli, che inforca lenti neutre e si srotola in lettura obiettiva e quindi rara.
Grazie di cuore!

“[…] La Crepa madre è dunque un poema – classificazione che si può effettuare con buona confidenza di non essere smentiti – per quanto riuscire a circostanziarlo in un sottogenere preciso possa risultare più problematico: c’è sicuramente un piano narrativo (e quindi per estensione epico) condotto nel rispetto di una diacronia fedele alla sequenza degli eventi, ma c’è anche un piano fantastico (e quindi mitico o anagogico in senso lato) che porta a un’astrazione dal dato storico e cronachistico in uno spazio di spiritualità evidente, e c’è un piano didascalico (o pedagogico, per certi versi, o ancora scientifico-documentaristico) con frequenti inserzioni nella trama e con una sua godibilità autonoma, attraverso micro-digressioni che vivono di una luce tutta loro, indipendente. Questa sovrapposizione di piani dà il quadro evidente della modernità dell’opera che, ibridando di fatto generi e temi, porta a costruire un corpo vivo, un organismo poetico di una specie nuova, metamorfico.[…]”

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La raccolta dei fichi

La raccolta dei fichi
disturba le cetonie, tutte prese
a ronzarsi aggrappolate i codici
al frutto attorno, scrigno degli acheni.

Aurate icone sono
simbolo dei simboli, si stremano in un mese
caldo, apprendono terso il duro vetro
che incrina la corazza di smeraldo.

Perciò alla fine loro tu appartieni.

Sulla collina

Sulla collina

Chiamavi la mattina, raccontavi
del sonno frammentato, infimo, breve,

sorbivi la mia scarna conferenza
enfatica sui nostri meridiani
(dicono, sai, che i morti sezionati
ci neghino risposte sui misteri).

Dormi bene ora, l’aria di collina
gela – sono scheletri i peri – e scesa
s’attaglia la nebbia al galoppatoio.
Sveglia le volpi potresti svisare:
balugina l’occhio astuto, riemerge
dal bosco cupo, lesto corre un gatto di luco.