Senda Nueva

Dicevi: “non ascolto
la musica se morta”, ma guidando
l’auto lungo i tornanti propinavi
a tutti i rabbuiati Senda Nueva
e scesi a valle – in conche soffocanti,
quei forni fra i massicci del Tirolo –
languivi tu di fronte alla ferita
aperta in un versante, piaga immane.
Bussavano i tuoi studi sulle rocce,
ne piangevi al pensiero delle frane
amate, intanto il suono doloroso
andino richiamava nubi scure
sulle imponenti cime e intorno a noi
sfogliava il vento i rami nelle fratte.

La crepa madre su Punto – Almanacco di poesia

Punto – Almanacco di poesia, ospita una recensione de La crepa Madre a firma Fabrizio Bregoli.
Sono varie le ragioni per le quali apprezzo questa lettura di Bregoli, che inforca lenti neutre e si srotola in lettura obiettiva e quindi rara.
Grazie di cuore!

“[…] La Crepa madre è dunque un poema – classificazione che si può effettuare con buona confidenza di non essere smentiti – per quanto riuscire a circostanziarlo in un sottogenere preciso possa risultare più problematico: c’è sicuramente un piano narrativo (e quindi per estensione epico) condotto nel rispetto di una diacronia fedele alla sequenza degli eventi, ma c’è anche un piano fantastico (e quindi mitico o anagogico in senso lato) che porta a un’astrazione dal dato storico e cronachistico in uno spazio di spiritualità evidente, e c’è un piano didascalico (o pedagogico, per certi versi, o ancora scientifico-documentaristico) con frequenti inserzioni nella trama e con una sua godibilità autonoma, attraverso micro-digressioni che vivono di una luce tutta loro, indipendente. Questa sovrapposizione di piani dà il quadro evidente della modernità dell’opera che, ibridando di fatto generi e temi, porta a costruire un corpo vivo, un organismo poetico di una specie nuova, metamorfico.[…]”

Continua la lettura su Punto – Almanacco di poesia.

Sulla collina

Sulla collina

Chiamavi la mattina, raccontavi
del sonno frammentato, infimo, breve,

sorbivi la mia scarna conferenza
enfatica sui nostri meridiani
(dicono, sai, che i morti sezionati
ci neghino risposte sui misteri).

Dormi bene ora, l’aria di collina
gela – sono scheletri i peri – e scesa
s’attaglia la nebbia al galoppatoio.
Sveglia le volpi potresti svisare:
balugina l’occhio astuto, riemerge
dal bosco cupo, lesto corre un gatto di luco.