Mi colgo all’improvviso

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Mi colgo all’improvviso affratellato
alle montagne, senza che mi abbia
punto mai l’idea dell’arrampicata,
neppur di risalire il sentiero, che dolce
ci conduce dal borgo fino al kòilon:
un prato che s’inclina verso il lago.

Questo palpito esteta batte l’alba,
quando il buio si ritrae, degrada,
piano appare il monte cupo, dorme,
dipinta è la pineta e la sua calma
balsamica, nel mentre m’allontano:
del solo sentimento sono pago.

Celarci ai dimentichi numi

Io ti voglio qui, fra i roridi
colli irsuti di bosco ceduo,
oppure a violare radici
muschiose del parco, raspare
– sacrilego – addentro il giardino
museo dei tre tetti. A voi, perché
dalle pulsioni cuori immuni,
che conto importa se non l’esistere
troppi? Un bilancio in natura – sta scritto –
e poco io credo ai destini. Possiamo
celarci ai dimentichi numi?

Wadi Musa

È l’aristocrazia
d’Europa che c’impone
di mangiare con la pita
i gustosi shish kebab.
Intorno fremono i giordani,
fascinati dalla donna
bianca e quella carne alcuni,
nel succo di reazione
dei caldi pomodori
coi freschi acquosi cetrioli,
la portano alla bocca con le mani.