Swedenborg


I.
E’ vostro l’accodarsi
irragionato alle fanfare,
nella grande pompa
delle nere processioni
e l’accodare il volo
nella pratica barbarica
delle meste uccellagioni;
restano le piume implumi.
 
II.
Lungo il dardo fiacco
che scagliano candele,
al sole, liquidi e contro
il vento solchiamo
scevri d’ogni bene:
tacciono le gonfie nenie,
le mute litanie di vele.
Ardete, oh voi Sirene.
 
III.
Nessun pianto,
il vostro, egro,
alcuno distoglie
– avvolto dal sonno –
dal mondo lapìdeo
e mendace, che dormo;
la stanza di Swedenborg
ha luci sul cosmo.

Share