Un piede

 
È stato trovato un altro piede

su una spiaggia in Canada,
completo, manca nulla
– tibia e fibula,
tarsi e metatarsi, calza
e scarpa – se non la carne.

Ormai è lo svelato mistero 
– quello dei suicidi –
d’un corpo che s’ammolla,
piano nel sale si sfalda,
al lido approda un piede,
solo, galleggia la scarpa,
l’altro s’è perduto, solo:
ha ceduto la stringa.

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Poesie marine – IV

E’ una serie di poesie scritte ispirandomi alle foto di Giovanni Cecchinato (le trovate qui: Costa Adriatica Nord – Liquido confine).

IV.

Si salvano i costrutti
pensati ad armi pari:
se tagliano sottili
l’onda o la forza dei venti,
la tempesta, soltanto,
sferzando li piega
e resistono a mare.
Attorno alle lingue,
che portano al largo
solide radio stazioni,
spezzano i frangiflutti,
coi tetrapodi burrasche.

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Lili Marleen

 

Oh, cara nona, quand
sun a dree a durmì

e tì te saltet foeu,
a dumandaa de fat scultaa
Lili Marleen, mì se desii
tutt masaraa, perchè se,
gh’avevi la caséta,
ma trent’ann fa.

U legiù in del perucchee
che a sugnaa i mort
voeur dì ch’el ghè
in bal un cambiament;
oh, cara nona,
qual Cambiament? Cume se faa?
Che te sigùtet cun la caséta
de trent’ann fa…!

       *

Traduzione: 

Lili Marleen

Oh, cara nonna, quando
sto dormendo

e tu salti fuori,
a domandare di farti ascoltare
Lili Marleen, io mi sveglio
bagnato fradicio, perché si,
avevo la cassetta,
ma trent’anni fa.

Ho letto dal parrucchiere,
che sognare i morti

significa che c’è
in ballo un cambiamento;
oh, cara nonna,
che cambiamento? Come si fa?
Che insisti con la cassetta
di trent’anni fa…!

(qualora riscontraste errori nella scrittura del dialetto, vi prego di comunicarmelo)

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Yule

 

 

E discerni tu,

che all’irradiare
di quanti e di quali
rintocchi scandisce
l’ore il campanile,
immutate, sempre,
con identica lena,
da polmone perfetto, meccanica?

Fuori, sconsacrate,
ruotano stagioni
sopra i riti interrati,
forastici, fertili capri
e grembi roventi
e falò, poi messi
falciate a lama e vaiolo:
sono codesti i frutti veraci.

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Immacolatella


A scansare i denti
della notte, della volpe
rossa e del tasso,
impegnata dormì
sotto al tumulo
di pietra nei castagni,
e prima drizzate,
rigide le zampe al sole,
protese trovatella.

Fossi pittore,
la ritrarrei al trapasso,
poiché Turner espirò
“il sole è Dio”
e lei viva scansò
– da “L’isola di Arturo” –
pur vergine il nome
d’Immacolatella.

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Poesie marine – III

E’ una serie di poesie scritte ispirandomi alle foto di Giovanni Cecchinato (le trovate qui: Costa Adriatica Nord – Liquido confine).

III.

S’ergono i bastioni
e nemmeno possiamo,
nel senso letterale,
paventare il nemico.
La duna artificiale,
ricoperta dai teli,
difende le spiagge
dal padre, e costui,
che inghiotte come Crono
i figli minacciosi,
dalle creme solari difende
il potere stabilito.

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