Leibniz

 

Tu l’affermi, o l’hai sognato,
persuaso che la rada
di Lisbona fu creata,
per annegarvi il cuore
d’anabattista buono,
colui che trasse d’impacci
Candido e che il giorno
e l’ora stabilita nel migliore
dei mondi scivolò
nel mare sbattuto
da scritta ecatombe,
che lui non cerca
come un medico il male,

ma l’incontra necessario.

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Aratri

 

Al morire dell’estate,
n
el campo sonnolento
– fa d’oppio la maggese –
che s’apre dietro casa,
spaesata e buffa posa,
dei duttili gabbiani,
un’avanguardia nuova.

Ignuno fiutò mari,
ma lezzi di concimi
dell’agro e lordure;
saggiano temperie
nei luoghi e piantano
forse gli avamposti,
sogni di crassi prati,
precorsi dall’autunno
e infranti dagl’aratri.

A Giorgio Albertazzi

Racconti d’un vecchio,
vizzo lenemente, come,
sotto l’egida del conio
divino, pacato degrada l’Adone,
poi, giunti al muriccio,
ti esorta ad osare:
se l’occhio le pietre
perfora, vista sostieni, e timone.
 

Anna, difatti, ch’aveva
grande, pei ciuchi, passione,
urtò in soffio Rimbaud
(e si aperse il libro caduto).

Leggesti “Fêtes de la faim”,
con pathos d’attore canuto.
 
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