Frammenti dal Delta

 

 

E’ terra senz’ombre,
fuori dalle case, dai bar,
dall’ellissi degli ombrelli,
cerchi giusti nel meriggio
e l’ombre calde dei cappelli.
 
Ambulanti merciai,
trirote solitari, biciclette,
nella Val Pega infuocata,
conosciuta piatta trama 
l’ordito è d’orizzonti.
 
All’isola Camerini, da Forti,
a braccia nervose, a mani
che ruzzano i remi e mai
distolgono all’occhio la riva;
il timone è l’alternare.
 
Piano siedono carcasse,
in bilico, mezze  palafitte,
mezze catapecchie, vestigia
d’osterie che tesero reti
col bompresso nel fiume.
 
Il cinema all’aperto di Pila,
ceduo, divenne interminato;
presso il delta, ch’è salmastra,
l’aria minò alle tavole di cinta
i chiodi. Il legno sputò i nodi.
 

 Ispirata alle fotografie di Pietro Donzelli

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I de Saavedra

 

 

Per primo Hernando Arias,
mezzo creolo, de Saavedra,
che spostò la cattedrale
da reggente in Buenos Aires
e Diego, l’antimachiavelli:
scrisse de Saavedra dell’idea
estetica di prìncipi credenti,
puri e mondati dal demonio

del raggiro e sì cristiani.
Venne poi Francisco,
dall’Andalusia, di sangue
rimestato coi Grimaldi,
giovane in Algeri battagliò,
indi, per meriti promosso
al governo dell’Avana,
puranche visse gli ozi
 
dei caldi giamaicani.
Giunse Ángel de Saavedra,
anche detto il Duca di Rivas,
scrisse Leyendas e Romances,
liberale che sfidò Napoleone,
poi, nell’evo modernissimo,
d’Itria e recente si palesa

Tonio Lillo-Tarì de Saavedra.

(scritta su invito di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra)

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La gatta di Petrarca

Punta la gatta d’Arquà,
nella teca mi fingo,
il ninnare di malva
lenitiva e maggiolina;
emolliente qui compagna
del clivio i muriccioli,
ed è certo, al borgo alto,
vi annusò lillà di fiori.

***

Oggi ostenta i globi
risucchiati e secca,
del manto le ciprie
ha memorie cadute,
l’infiorescenze ancora
stupita nasa pari
all’aroma del moto
degl’incolti roditori.