Cacciatori



Sai dei cacciatori
d’aquiloni a Kabul?
A terra li catturi,
di diritto li possiedi,
se maestro recidi
– abile il filo avviluppi
con l’evoluzioni –
di ritenuta il cavo
del manovratore.

Ugualmente agivo,
civettoso a volteggiare,
con picchiate turbinose
cadendo e immobile,
fisso e altèro, grazie
all’equilibrio di trazione,
per acchiappare i sogni 
tuoi m’incapricciavo
ad imitare Hassan.


Affrancati, vedo,
i sogni fremono,
il desìo li trattiene;
non orbitano stolidi
intorno al capo e l’unico
senso loro l’olfatto è: 

sentono essi verace 
di valanghe lo smaniare,
per cui fondono in uno.
L’identità perdono

fra genere uguale.


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