Tre critiche al gusto

Il gusto è la frontiera,
patita e presidiata,
di là s’affaccia vigile,
famelico, il terrore.
Non lo perscrutarono
i rotondi Papi antichi
e d’orrore per gl’ortaggi,
in ispecie se bolliti,
anonimi già crudi,
per natura scipiti
(s’aggrega la paura
nei cristalli gottosi),
perdurando trapassati,
oggi latrano carponi
dalla piova inzuppati
e caduti fra i golosi.
***
Il gusto è la cecaggine,
un sermone gesuita.
Della dannazione
il timore s’accende,
per vuoto di perizia
nei midolli di Stephen,
come gas fuso a mercurio
nelle lampade di Tesla;
Bloom è il salvatore,
antieroe noi lo si legge
nonostante di rigaglie
e di rognoni irlandesi
quell’uomo non disdegni.
***
Il gusto è torcere
altronde la visione,
dall’intima e nostra
rivolta completa,
la giravolta totale
dell’anima secondo
il divino Platone.
L’uomo s’imbeve
d’aromi e l’intelletto,
a modo dell’occhio
distolto dal buio
e teso all’oggetto
di naturale languore,
alfine c’impressiona:
dell’orizzonte vede
tutto il lume del sapore.

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Creolo

Che respiri chiuso
e misto a Dio,
nelle scarnificate
linee costrette
delle chiese anglicane?
L’odore dei legni
duri e del mordente
scuro il pizzicare,
alcuni rudimenti
di statica e polveri
d’attrito delle rette
incidenti ed incastrate,
d’un solido il suggere
a tender la struttura
il Divino, le suppliche
nel piccolo esperanto
del creolo volte
a Cristo e Santeria.


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Pellegrini

Le creature discrete
si flagellano il moto,
remano nel pabulo
e cigliate appaiono
come piccole galere
di gelatina industre.
Picchiettano la roccia,
vi affondano intangibili,
dentro pittori la striano,
sono laici pellegrini
e alcuni s’aprono
nei formaggi venature
del verde acqua mirato
giammai nelle spiagge
foreste, ma tutte vive
sovente la morte abitano;
fermentano, germinano
grigie le lanute praterie

che ne velano il riciclo.

Ciprie

Ora la prima serra
orologio di Linneo
e la mente finissima
di Darwin, la sua lettera,
umile nel domandare i semi 
(sempreché non voglia condurre
Todd l’esperimento da solo),
tutte sono ciprie ataviche,
antiche e s’inalano,
sino spirano nei ditteri,
traverso i loro pori:
sono gli atomi strappati
dalla luce alle cose.

l’esperimento da solo: da Charles Darwin a James Edward Todd, 10 aprile 1882.

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