A Guido

Guy, d’ora in poi
si frammette l’arcano,
la soglia, i metasensi:
tu m’orecchi? Io ti scorgo?
Il dì del rintoppo,
allorché ci s’annusa,
impalpabili cani,
pelagici e spettri,
soffi e compagnoni
della sovraventura,
come Lucrezio gabbato
dal fiume s’avrà scienza,
l’età e la vista per capire
se avanza il destriere
o l’acqua è a fluire.


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Côte d’Or

Vedemmo a Côte d’Or
condensare le nuvole
sul promontorio stesso,
che l’alba ci negò serafico.
Lì la fregata librasi
nella vertigine dei nembi,
manifesta per contrasto
sul continuum del bianco,
planando cerchi scorre
liquida sulle correnti
e intorno a me la femmina
del cardinale indossa
la porpora sanguigna;
veglia il territorio, becca
il colibrì dal nido a sacco,
è scoperto si sia troppi
zampe a terra e sulla palma.

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Morsi

Nello strigliare i muli,
fra i soldati, di letali
zoccolate all’ammorbare
dello sterco si sbiascica,
in discorsi smozzicati,  
frantumati dal Cordiale,
ed in crescendo morde il mulo;
corre voce che ostinato
non molli mai la presa
e che gli Alpini, a baionetta,
gli squartino il gozzo per salvare
l’arto del commilitone.
Nelle valli montane,
mostrano sparuti anziani
falciando l’omero troncato
dai denti arrotati, 
masticati dalla bestia,
sono pavidi, silenti, infiltrati
fra i nobili amputati
dalla terra di nessuno.