Chiocciole

Affrancate scivolano,
a raggiera via,
le chiocciole che
colse mio padre
fra felci e parietarie;
le prese comodo
e prima della pioggia
a due passi dall’uscio,
perché avvertono dei nembi
il brontolare discosto
e all’umido parlando, 
digiune dei simposi
intorno a Zenone,
innocenti vivono.

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Due piante esotiche

I.

Quando mi fotografasti
sullo spiano brumoso,
sorridevo in posa
ombrato dall’alocasia;
di schiatta iperborea
avvezzi eravamo
a modesto fogliame,
spesso aghiforme
e alle melme muscose.
Perciò l’andare fu greve,
al richiamo di scimmie
più volte volgemmo
alle foglie mirando.

II.
Ora accade, oh vezzoso,
che in ogni giardino
svetti il banano. 
Esso sventola foglie
sfrangiate come criniere
e i bambini sguaiati,
berciando i loro miti mortali,
a palla gli tirano come alla robìnia,
che macchia tutti i colli
e sfama in gabbia i conigli.


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La nona



L’annaspare agostano,
verso la nona,
è uno sbracciarsi
nel vacuo intorno,
per traversare
la piazza acciottolata,
vuotata dall’aria,
dalle carrozze e dai vivi,  
dove la fontana tace smòrza.
Ci si traduce,
perché il groppo gonfia,
sotto i freschi colonnati,
o verso il centro abbandonato
e si rifugge dai tigli,
a guardia dell’alveo
scheletrito del fiume.


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Il lettore


Nell’intima loro
saga i torcedores,
d’anime inclini
a carezzar la capa,
imbevette il lettore
delle saghe di Dumas
e della grande narrativa;
edòtti pur nella tragedia,
gli scelsero la radio
e tornò nella Galera,
ad involtar la pupa.

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