Il sorcio

Il sorcio mi scruta,
egli vede con perle corvine
dai frementi nistagmi
ed intanto, elettrico
e sordido, rode industrioso
ma puro, ch’egli mai
conobbe morale,
per dirmi che d’altri
la peste sprizzò:
colpa dei sifonatteri
e d’uomini sporchi
e che i rosicanti
s’adattano a poco;
nell’immondezza
vanno in gran pompa
e le zampe sovente ammollano,
nella Nigredo.

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Neve


L’epiche nevicate,
soldati, allora, liberi
d’una milizia darwiniana,
imparziali seminarono stenti
e di fermare ordirono
Michelangelo alle cave,
sospesero a singhiozzo i mattatoi
sparsi sulle Dolomiti
e fecero portare a spalla
mio padre bambino,
ustionato dal pastone
per maiali all’ospedale.
Oggi in riserve acconce,
relegate al pari delle fiere
e delle tribù indomabili,
che tirano con l’arco
anche agli elicotteri,
scacciano la noia
burlandosi del mugo,
che poi si rizza e squarcia  
la coltre al primo sole,
oppure travolgendo
gli sparuti loro innamorati,
austère osservano i soccorsi,
richiamate dal silenzio
frammentato dai cani.

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