Tre poesie sui passeri


I

Inermi e macabri

i passerotti implumi;
glabri e disperati,
oscillano becchi
spalancati e protesi,
nel nido germogliati,
ingollano larve,
come loro piccini,
o chissacché bestia minuta, 
catafratta e cornuta, 
e lombrichi distratti.
II
Appresso l’acquata,
colti a trafficar nella pozza, 
nemmanco indugiano 
sul mio sguardo mite 
e conosciuto, ch’esplodono 
in volo e vanno dispersi,
per comparir nel fango, 
di botto ed ancora:
quattro promiscui amoreggiano, 
due tutti presi a becchettare,
a turno si scrollano 
di dosso l’acqua sozza.
III
Eccolo posato e stecchito,
sul ramo sogguarda 
lontano e sapiente
l’occhio velato,
meditabondo
e tutto arruffato,
non sfugge 
dinnanzi alla mano,
lieve la brezza 
la smania del volo
ha sospinto lontano.



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Atropo

Ciarlano le Moire,
di sgarbi e tradimenti,
di stupri e di turgori
e dei goffi ruzzoloni
di centauri morenti,
ché tessendo monta
l’uggia e chi soppesa
il tempo, già l’inganna
con ardente cicalare,
sì che Atropo annoiata
s’ha da circuire,
per averlo ben rotondo
il pennacchio e poi pregare
che l’impingui di straforo.


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