Appunti #1 – Carcasse

La spiaggia pullula di carcasse di umani spiaggiati.
Balza subito all’occhio il gonfiore, sintomo (unitamente al colorito) di una lunga permanenza in acqua.
L’odore e’ altrettanto inequivocabile; un misto di fermentazione di carni e di alghe iodate putrefatte.
Ciò che colpisce e’ l’indifferenza tutto intorno: bambini che saltano gioiosi fra le onde, adulti che giocano a palla o con globalizzate racchette. Altri, corpulenti ma vivi, imprecano al gioco delle carte. Altri ancora, marroni come il cuoio tinto, si rosolano al sole russando. Qualcuno legge; di questi, rarissimi leggono classici. I più, riviste scandalistiche obbrobriose. Tutti alternano le attività elencate con lunghe sessioni al tablet.
Sgomento di fronte alle carcasse (alcune emettono gorgoglii, vibrando flaccidamente) mi sono preso la briga di informare un noto istituto di ricerca marina, di Ancona.
M’hanno risposto che è un fenomeno frequente in questo periodo dell’anno, inoltre è ingannevole. Dicono che le carcasse potrebbero essere arrivate vive, da terra.
Per stabilire la verità, servirebbe un’autopsia; lo stomaco potrebbe contenere bivalvi e piccoli crostacei, provando l’origine marina dei cadaveri.
Purtroppo, aggiungono, e’ periodo di ferie anche per i ricercatori e nessuno risulta disponibile per un sopralluogo.
Chiudendo la telefonata, mi consigliano (per una mera questione di buon senso) di non toccare le carcasse; portano batteri potenzialmente nocivi.