Scomparsi

Foto di Linda Dé Nobili


Ancora oggi molti uomini guardano con disprezzo o, i più cesellati, con doppiezza, gli esseri australi che s’affacciano nel nostro mondo, ridicolmente descritto come l’epopee nordiche narrano, popolato da spilungoni biondi, o comunque d’una razza superiore, non soltanto diversa, forse in quanto – per contrasto – boreale.
L’idiozia cosmica di chi abbocca a questi ami è ingrassata anche dall’ineluttabilità dello spostamento delle masse, in questo tempo.
Nel 1300, benché non l’abbia vissuto, pare fosse complicato traversare il mediterraneo, sfuggendo alla guerra, alla fame o, perché negarlo, alla giustizia.
Allora, persino il tragitto da Milano a Bologna sarebbe durato giorni; giorni perigliosi, per via di briganti e farabutti d’ogni sorta, per la furia degli elementi (che ci vedeva sguarniti d’adeguate protezioni) e per l’inedia che colpiva gli appiedati, quando sia i carri, che i cavalli, terminavano anzitempo il servizio.
Avvenivano poi dei voltafaccia sorprendenti, per cui i propri uomini, a scorta del convoglio, non si peritavano certo di sgozzare i padroni, per la promessa di due denari in più.
In questo traballamento invischiante, una melassa d’instabilità globale, per la quale nulla persisteva in uno stato a lungo (se non le tombe), e dove molte cose non avevano ancora un nome (come osservò sempre lui, l’immenso Marquez),  i malcapitati traditi e dilaniati dalle picche, una volta spogliati di ogni bene, divenivano pasto per gli animali selvatici e scomparivano nel mistero più impenetrabile; come gli attuali scomparsi nell’imprendere viaggi impossibili, per acquistare un pacchetto di sigarette o per fare due passi al centro città.
Oggi giorno, degli annegamenti non si può avere il numero preciso. Il mare, inoltre, non è mai lieve come può essere la terra e consuma le spoglie rapidamente.
I moderni Caronte non lesinano sulla crudeltà, per rendere più stabile la bagnarola, o per liberarla da involucri di carne, ormai svuotati di Vita.
Come scrisse Erri De Luca, quindi,  La terraferma Italia è terrachiusa. Li lasciamo annegare per negare”.
Non c’è altra ragione, a mio avviso, se non la gattopardiana legge, per cui tutto è cambiato per restare uguale.
Sono sempre i sentimenti, che dovrebbero essere governati da valori supremi, che determinano uno stato di civiltà, prima che l’istruzione e la competenza.

 
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Appunti #1 – Carcasse

La spiaggia pullula di carcasse di umani spiaggiati.
Balza subito all’occhio il gonfiore, sintomo (unitamente al colorito) di una lunga permanenza in acqua.
L’odore e’ altrettanto inequivocabile; un misto di fermentazione di carni e di alghe iodate putrefatte.
Ciò che colpisce e’ l’indifferenza tutto intorno: bambini che saltano gioiosi fra le onde, adulti che giocano a palla o con globalizzate racchette. Altri, corpulenti ma vivi, imprecano al gioco delle carte. Altri ancora, marroni come il cuoio tinto, si rosolano al sole russando. Qualcuno legge; di questi, rarissimi leggono classici. I più, riviste scandalistiche obbrobriose. Tutti alternano le attività elencate con lunghe sessioni al tablet.
Sgomento di fronte alle carcasse (alcune emettono gorgoglii, vibrando flaccidamente) mi sono preso la briga di informare un noto istituto di ricerca marina, di Ancona.
M’hanno risposto che è un fenomeno frequente in questo periodo dell’anno, inoltre è ingannevole. Dicono che le carcasse potrebbero essere arrivate vive, da terra.
Per stabilire la verità, servirebbe un’autopsia; lo stomaco potrebbe contenere bivalvi e piccoli crostacei, provando l’origine marina dei cadaveri.
Purtroppo, aggiungono, e’ periodo di ferie anche per i ricercatori e nessuno risulta disponibile per un sopralluogo.
Chiudendo la telefonata, mi consigliano (per una mera questione di buon senso) di non toccare le carcasse; portano batteri potenzialmente nocivi.