Delle ideologie e di altre amenità


Ammetto che il vizio di qualificarmi per esclusione è ormai radicato in me, allo stesso modo ammetto che potrei appellarmi all’onestà intellettuale, per giustificarmi; qualunque sia la spiegazione di questo mio “annacquarmi”, chiarisco di non essere un politico, uno storico o un filosofo.

Libaratomi da questo peso, vado al dunque: oggi giorno, complice – a mio avviso – la diffusione scientifica di una diruta sottocultura umanistica,  tutto è analizzabile e riducibile a due stracci di considerazioni, di superficie, scontatissime, elementari...
Rimarcando ciò che non sono, al mio rozzo sguardo appaiono dei precisi colpevoli (feudatari, cavalieri e altre figure che la sottocultura porta a considerare estinti,  tuttavia vivi, in piena attività).
Vien da sé, benché io non appartenga a tutta una serie di esperti, che tali colpevoli nascano e properino in un ambiente favorevole. Come Natura impone, allora, una forma vivente cerca di crearsi le condizioni per prosperare. La solita spirale.
Giusto per citare “qualcuno”, il caro PPP, all’indomani dell’esito referendario sul divorzio, manifestò il suo pensiero, indicando l’esito come risultato del mutamento dei valori dei ceti medi, ormai sposati al consumo, al falso benessere, soggiogati ad un nuovo potere che si stava pian piano strutturando, vaporizzato in atmosfera dai mass media, sottolineando che nessuna fazione politica aveva vinto (quindi nessuna aveva perso), ma attribuendo la vittoria a questo embrione di potere, in rapido sviluppo.
Ecco: PPP era marxista. Se qualcuno preferisse (o meglio comprendesse) era comunista. Profetico, lungimirante e marxista.
Ora, aggrappandomi alla sottocultura che m’intossica l’anima (per ora respiro), faccio notare che PPP non si poteva risentire, quando qualcuno gli appioppava l’epiteto di “comunista” e ciò per due motivi: anzitutto lo era, in secondo luogo il comunismo, allora, esisteva. L’ideologia per il buon nome della quale fu espulso dal partito, per presunti atti omosessuali, era ai tempi viva, nel pieno dell’età adulta, che s’avvicinava alla vecchiaia.
I celeberrimi insulti di Giannini alla Melato “bottana industriale, socialdemocratica”, che ai sottoculturati scatenano solo risate, sono la riprova che in quegli anni l’ideologia era una linfa che nutriva la concretezza, poiché la socialdemocrazia, per i cuori che palpitavano all’unisono col PCI, era una possibilità tragica di deriva.
Quindi, il caro PPP non poteva pre-vedere che il potere da lui intravisto, avrebbe (quarant’anni dopo) agitato lo spettro del comunismo, soltanto per scaldare gli animi sottoculturati e “ben guidarli” contro un nemico inesistente.
Neppure poteva immaginare che alcune vittime di tale idiota aggressione (potremmo scrivere “i socialdemocratici”?) si sarebbero difesi invocando la minaccia fascista (oppure lo ha predetto e pre-scritto; io, ignorante, non l’ho letto).
Ebbene, facciano un po’ ciò che a loro pare; io non posso fermarli. Ho facoltà però d’indignarmi, quando qualcuno mi da del comunista (o del fascista, ma questo non è ancora accaduto, ad oggi), attribuendomi idee che il tempo ha provveduto a rinsecchire, le quali non sono semplicemente irrealizzabili; si sono addirittura estinte nella nostra società, sono pesci fuor d’acqua, rimangono impresse nei libri, che il potere percepito da PPP guida scaltramente a non leggere.  Il mio cuore “pende” verso sinistra, per una serie di motivi, ma non mi faccio coglionare da voi.
Riconosco, in quanto li vedo, gruppuscoli e frangiucole di irriducibili, d’un colore o dell’altro, ma in Italia – per ora – nulla determinano e qualora dovessero aumentare, date le condizioni sociali, sarebbero comunque morti viventi. Tanti, viventi, ma morti. Sarebbe come vivere una delle notti horror, in cui i cadaveri si animano. Passata la folata, tornerebbero a dormire.
Insomma, dovendo darmi del “qualcosa”, “qualcosa” di estinto, siate fantasiosi: morto per morto, preferirei essere additato come fenicio, etrusco, antico romano, ateniese e, malgrado stia abbassando la guardia, sumero.   

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