Un calabrone

Fra tutti gli insetti, anche il calabrone viene attratto, la notte, dalla luce artificiale.
Un calabrone, così minaccioso (tronfio, pieno della sua nomea), entrò in casa mia nel buio estivo e puntò immediatamente la luce che proveniva dal bagno. Dal punto d’entrata del calabrone, quella luce era poco visibile; dalla porta del bagno promanava una debole pennellata di luce gialla, che moriva nel buio.
In bagno si produsse in un numero di alta scuola naturale: s’appiattì, inspiegabilmente, entrò nella lampada, sottile come una tenia s’insinuò nei tre millimetri di spazio fra il soffitto e l’applique.
Ivi incontrò la lampadina incandescente, l’esca alla quale aveva così scioccamente abboccato.
Con grande stupore notai che non riuscì a ripetere il numero, alla rovescia. Non s’appiattì per fuggire, no. Più tardi, riflettendo, conclusi che il pensiero non l’aveva neppure sfiorato.
Iniziò, invece, a girare in cerchio, attorno alla lampadina, all’interno della lampada.
Il suo movimento circolare non venne accompagnato da una costante rotazione intorno al suo stesso asse.
Il suo incedere fu nervoso, rapido, cocciuto.
Il ronzio, sul quale parevano scivolare i suoi rapidi movimenti, lo faceva rassomigliare a qualcosa di meccanico, ad un minuscolo capolavoro.
Lo osservai per qualche minuto, poi me ne andai.
Proseguì per qualche ora, poi il ronzio si fece intermittente, fino a sparire.
La mattina seguente lo vidi stecchito, un poco cotto; mi domandai se fosse giusto che un insetto (benché tale) schiattasse ingannato da una fonte di luce che non esiste in natura.
Il fatto è che non serve analizzare i ghiacci del polo ed elencarne gli inquinanti, per capire quanto siamo nocivi.
L’applique, tra l’altro, se ne stava attaccata al soffitto da anni, con della semplice colla. Dico io… ma è normale?

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Vidal

Francesco Impellizzeri – Non c’è Myra senza Vidal, 2012 

Oggi, improvisamente, senza alcuna causa apparente, mi è arrivato alle nari l’aroma del Vidal.
Parlo del celeberrimo bagno schiuma, quello del cavallo bianco, o comunque chiaro (ricordo lo spot in bianco e nero), quello accompagnato dalla musica di Clapton (penso sia di Clapton; non mi piace, non lo conosco approfonditamente).
Così, a causa del Vidal e dello spot in bianco e nero, m’è tornata alla mente la casa della mia nonna paterna. 
C’era un apparecchio televisivo Voxon a valvole, poggiato su di un tavolivo apposito, tavolino retto da un unico fusto con treppiedi. Il fusto era telescopico, diviso in due segmenti. Il superiore s’infilava nell’inferiore e veniva fissato da un morsetto.
Mi feci molto male, un giorno, allentando il morsetto quando la TV era in riparazione: il piano d’appoggio schizzò verso l’alto e quasi mi spaccai la mandibola
C’era il bagno col pavimento in graniglia, bianco e nero, delle quali forme (generate dalla graniglia bianca) ricordo ancora un viso da gnomo (o simil babbo Natale), una pseudo giraffa vista da una curiosa prospettiva, una roncola senza manico.
Ricordo la luca fioca sopra la cucina a gas, era una lampadina che sbucava dal muro.
Ricordo le ginocchia di mia madre che si piegavano, percorse da una scarica elettrica. Forse l’impianto aveva un problema; mia madre si beccava la scossa, talvolta, toccando la cucina a gas, vicina alla maledetta lampadina.
Ricordo mia nonna commossa, perché Angelo mangiava il pane assieme alla pasta.
Poi, fatta una carrellata dei ricordi (non li ho elencati tutti, ovviamente) compare l’aroma del Vidal.
Curiosamente, mi vien da pensare “Per l’uomo che non deve chiedere… mai!”, ma mi sovviene che quell’uomo, così laconico, era quello che usava il Denim, il profumo.
Forse il Vidal era per il cavallo che non deve chiedere mai e, forse, la musica di Clapton si sprigionava dallo spot del Denim, ma – forse ancora – tutto questo non è mai stato. Non è che non sia esistito, più semplicemente non è mai stato così. L’uomo chiedeva, eccome, sempre, il cavallo bianco profumava di muschio bianco ed il pino silvestre fu una tipica fragranza di derivazione equina; del resto l’ambra (grigia) viene estratta dall’intestino del capodoglio. 
Poi, venne la memoria. La memoria non è un semplice raccattare dai cassetti del “fu”, ma è un ricombinare gli elementi estratti, in modo logico e inoppugnabile.
Per cui, ecco: il cavallo bianco corre sul bagnasciuga, la musica di Clapton accompagna il suo incedere selvaggio, il cavallo suda, serve una doccia, ecco il Vidal al pino silvestre. L’uomo che non deve chiedere, mai, in cuor suo, lo voleva anche fare, ma non doveva. Non è che non potesse, ma, penso, ragioni etiche occultate nelle pieghe del tempo glielo impedivano. Ci pensava il Denim ad ottenere per lui l’unico fattore veramente pro-biotico. Il Vidal ed il Denim erano due soluzioni ad esigenze imbarazzanti e pudicamente non dichiarate. Oggi gli spot potrebbero mostrare un cavallo che puzza insopportabilmente (la tecnologia permetterebbe lo spot olfattivo) ed un uomo con un’inaudita erezione.
La mia memoria ricombina gli elementi considerando variabili etiche individuali e di massa. Sono stupefatto.
  

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