L’isopode del Leopardi


Sabbia rovente, predatori naturali, le onde che s’infrangono, la risacca, il devastante impatto antropico.
In questo ambiente ostile ecco l’isopode, noncurante dei pericoli, esempio cristallino di naturale e sublime incoscienza.
Ho passato molti anni ad osservare questi piccoli insetti saltellare sulla spiaggia, infossarsi, fare capolino da un cumulo, dopo che un solo passo dell’ignobile turista di turno ne aveva sotterrati vari.
Essendo un piccolo crostaceo, la mia indole golosa talvolta prevaleva anche sulla loro grazia; devo confessare con una certa vergogna che ho sempre osservato l’isopode anche con sguardo culinario.
Sono piccoli, molto piccoli, ma sono di un numero incommensurabile.
Potendoli acquistare al mercato ittico, con una scottata nell’olio (senza che l’olio sia bollente) con dell’aglio… Come per le scimmie di mare, due linguine rappresenterebbero uno dei loro degni epiloghi.
Chiusa la parentesi godereccia, questi esserini che, per forma e agilità mi stanno molto simpatici, per quanto mi riguarda, considerata l’ostinazione, la caparbietà dimostrata nel loro sopravvivere, dovrebbero essere soggetto dell’arte… Che so… Protagonisti di un canto; ce li vedo in luogo delle ginestre del Leopardi.

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