La festa della donna lupo

Una carissima amica mi disse, vedendomi sofferente: “I poeti soffrono per una donna o per le stelle…”. Aveva ragione, anche perché in quel periodo mi coricavo sulla griglia della velleità poetica.
Allora: in quel periodo di sofferenza, non certo per le stelle, mi iscrissi ad un corso di ballo latino-americano. Per me il ballo e l’agonia sono la stessa cosa.  L’unica differenza è che l’agonia la si passa in una posizione comoda.
Mettemi in mezzo al campo, con San Siro pieno, e sarei in grado – al microfono – di intrattenere a lungo il pubblico, senza problema… 
Ma il ballo, no.
Lo feci per vincere il dolore, con un dolore pari o maggiore… 
Che gran fesseria!
Devo riconoscere che affrontai con disinvoltura la bachata, vincendo la mia mortale vergogna; d’altro canto è un ballo semplice.
Le lezioni, poi, si addentrarono nella salsa. Una tragedia. Impossibile per me superare l’ardua prova. La frustrazione scorreva nelle mie arterie, inquinandomi l’anima.
Fu allora che conobbi la donna-lupo. Povera ragazza… Simpatica, gentile, ma il naso era un muso da lupo.
Cercava di puntarmi, voleva ballare sempre con me, malgrado la mia inettitutine, desiderava incoraggiarmi… E non solo!
Io la guardavo, mentre morivo dentro, dentro la salsa intendo, e pensavo: “Povera… ricordi proprio un lupo…”.
Tutto ebbe fine, grazie a Dio. Non riuscii a reggere l’umiliante salsa e abbandonai le lezioni; non rividi più la donna-lupo, non conobbi mai il suo nome.
Vorrei farle tanti auguri, anche se in ritardo, per l’8 di marzo: che il muso ti sia lieve, gentile donna lupo!

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