La vita agra del figlio del dittatore

foto del 2010 (Ansa/Epa/Miguel Toran)
Temo sia dura essere il figlio del dittatore.
Il padre leggermente dispotico, la madre della consistenza della mozzarella, oppure sanguinaria (caratteristica acquisita minimo da un rampollo, per ereditarietà), quindi almeno due fratelli assassini (coi quali e fra i quali si gareggia, chi per apparenza, chi per appartenenza, per salire al trono)  e magari una sorella esule in un paese assurto per contrasto a modello di democrazia (?); cioé: cose mai viste, in una normale e noiosa famiglia.
Non parliamo dei moderni figli dei moderni dittatori: Giuseppone Stalin non disponeva, che so, di webcam.
Il moderno figlio del moderno dittatore, oppresso anche dalla tecnologia, non potrebbe, per esempio, farsi una sana pippa in doccia, la mattina; no! E’ da mammole. La micro webcam lo filmerebbe, il padre lo spedirebbe in rieducazione.
Io immagino: Il moderno figlio del moderno dittatore vorrebbe andare a coglier fiori, con un bel cestone di vimini, in mezzo alle farfalle, per poi (e’ sempre un’ipotesi, eh!) farsi coglier, ma da dietro, all’improvviso, chinandosi, dal un brutto ceffo, sporco di grasso e fuliggine, magari controrivoluzionario.
E… nulla, quando l’agreste quadro è quasi composto… Zac!
Il padre del moderno figlio del moderno dittatore, sempre più provato (tiranneggiare stanca), schianta in un giorno infausto di un tristo dicembre: “Il cuore d’acciaio del piccolo gran timoniere, prode condottiero e infinite altre puttanate, s’è arreso all’ultimo scontro e infinite altre puttanate… I programmi vengono ora sospesi a lutto, riprenderanno dopo i solenni funerali col programma “Cucina della rivoluzione”, dal titolo “come cucinare un ottimo ragout di cane in caso di attacco atomico…””…
…E così, mentre la neve imbianca le vette, mentre l’esule sorella s’ubriaca di champagne, mentre la madre prova allo specchio il dolor di stato, mentre i fratelli di rodono dall’invidia, ecco: tocca a lui.
E’ tutto tuo, figlio della rivoluzione e bla bla bla… Fanne buon abuso.

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La festa della donna lupo

Una carissima amica mi disse, vedendomi sofferente: “I poeti soffrono per una donna o per le stelle…”. Aveva ragione, anche perché in quel periodo mi coricavo sulla griglia della velleità poetica.
Allora: in quel periodo di sofferenza, non certo per le stelle, mi iscrissi ad un corso di ballo latino-americano. Per me il ballo e l’agonia sono la stessa cosa.  L’unica differenza è che l’agonia la si passa in una posizione comoda.
Mettemi in mezzo al campo, con San Siro pieno, e sarei in grado – al microfono – di intrattenere a lungo il pubblico, senza problema… 
Ma il ballo, no.
Lo feci per vincere il dolore, con un dolore pari o maggiore… 
Che gran fesseria!
Devo riconoscere che affrontai con disinvoltura la bachata, vincendo la mia mortale vergogna; d’altro canto è un ballo semplice.
Le lezioni, poi, si addentrarono nella salsa. Una tragedia. Impossibile per me superare l’ardua prova. La frustrazione scorreva nelle mie arterie, inquinandomi l’anima.
Fu allora che conobbi la donna-lupo. Povera ragazza… Simpatica, gentile, ma il naso era un muso da lupo.
Cercava di puntarmi, voleva ballare sempre con me, malgrado la mia inettitutine, desiderava incoraggiarmi… E non solo!
Io la guardavo, mentre morivo dentro, dentro la salsa intendo, e pensavo: “Povera… ricordi proprio un lupo…”.
Tutto ebbe fine, grazie a Dio. Non riuscii a reggere l’umiliante salsa e abbandonai le lezioni; non rividi più la donna-lupo, non conobbi mai il suo nome.
Vorrei farle tanti auguri, anche se in ritardo, per l’8 di marzo: che il muso ti sia lieve, gentile donna lupo!

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Scientificamente parlando…

Sotto la superficie di quella che, comunemente, viene definita “scienza”, scorrono ed operano diverse forze.
C’è un surriscaldamento causato dal lavorio di “tutti i neuroni del mondo”, quindi esistono correnti magmatiche e fluide. Questo “furore bruciante”, di fatto, viene prodotto anche da una sorta di fiamma che non brucia, uno stomaco con vaga eco alchemica e spagyrica.
E’, ovviamente, lo stomaco della scienza, che smonta gli eventi e li rende assimilabili e digeribili, li trasforma. Cè poi la peristalsi, che  segue la digestione di cui sopra.  I miei sono solo esempi rozzi, metafore banali, dettate anche dalla fretta… 
E’ però tutto bello, questo, è meraviglioso insomma, da “OhWow!” all’americana.
Ci sono però dinamiche e forze che nulla hanno a che vedere con questa meraviglia; sono forze di tipo “sociale”.
Di queste, quella perniciosa è identificabile nella forza del “rispetto reciproco”. Questa forza non sottende (come si potrebbe pensare) due punti della superficie che siano in fase di sviluppo, oggetto di dibattito, ma due punti già consolidati, accettati.
La forza sociale del “rispetto reciproco” fa sì che, per una realtà dimostrata scientificamente (con tanto di pubblicazioni e bla bla bla) un esponente di questo mondo non prenda audaci decisioni dettate dalla propria esperienza,intuito, intelligenza, osservazione, in quanto in contrasto con l’ordine costituito, col triplo effetto del rispetto delle idee altrui e del proprio deretano (non si rischia), a discapito del prossimo e della verità (terzo effetto).
Siccome, purtroppamente, non sono troppo ignorante (un poco, ma non troppo) e neppure troppo insipiente (un poco, ma non troppo), ergo, questi signori, per quanto mi riguarda, se ne potrebbero anche andare a*******o.
Cioè, comprendo le conseguenze delle forse sociali, ma comunque se ne potrebbero anche andare a*******o. Non mi avrete mai… Ecco…

P.S.: l’immagine non c’entra nulla, ma è bella.

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Solitudine…

Oggi la monnezza della stazione di Sesto non pullula di topi. Per me, che non c’azzecco con gli umani, tutto questo e’ insopportabile. Mi sento solo. Voglio i miei amici ratti presenti, laboriosi, gioiosi. Li voglio seguire mentre godono di scarti putrescenti e mentre spuntano lesti dal tombino, per infilarsi nella tana e rifare il percorso alla rovescia. Più di ogni cosa, mi manca il disgusto della gente…
Mi mancano i commenti illuminati, della serie “Qui è uno schifo”… Come se, togliendo i topi, ci si ritroverebbe nell’Eden.
Per cui domattina libererò qualche sorcetto nella monnezza. Non se ne può più: senza topi, lì è tutto uno schifo.