Il mito della boule

 

Sono molto presuntuoso, molto, a tal punto che il mio ego mi vorrebbe obeso per allargare i propri confini.
Sono così presuntuoso, che ritengo di scrivere miti moderni, quali risultato delle mie scarnissime meditazioni.
E allora eccone uno; è molto datato, ma in questi giorni lo calzo bene:
La boule de neige.
Si prende una boule de neige e la si scuote.
Si rimette la boule al suo posto, mentre la finta neve va in sospensione, per poi ricadere sul fondo, imitando una nevicata.
Quando la finta nevicata è terminata, tutto torna come prima.
In realtà, però, non è come prima…
Ecco… 

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…Sai com’è Baba…

Nulla da dire intorno alla figura di Sai Baba. Qualche dubbio lo nutro, da quando sono senziente, nei confronti dei talebani d’ogni credo, ma non dubito mai “dell’oggetto” del credo, del simbolo, organico o inorganico che sia.
Chi venera solo Sai Baba e nelle sue parole trova ogni spiegazione, chi per il Cristo fu (è?) pronto a massacrare, chi per Allah, etc…
Comunque: Sai Baba…
Non metto in dubbio nulla: polvere, apparizioni, levitazione. In ogni caso preciso che è semplicemente logico “frugare ” nella mente di chi vede e vive certi fenomeni.
Ma, insomma, riparto: in una spiaggia vicino alla Thailandia, passando la mano nella sabbia in un momento di melanconia, trovai una medaglietta col ritratto dell’immagine, sembrava della porcellana incastonata in un piccolo supporto d’argento.
Era però in bianco e nero, inoltre la sabbia aveva fatto il suo meticoloso lavoro, sbiadendo, appiatendo, limando…
Il fatto è che io ricordavo Sai Baba coi capelli tipo Napo Orso Capo, o Hendrix, ma non così, come nell’immagine. Quindi: prima di tutto non lo riconobbi, poi, l’aspetto del pendaglio (straziato dal tempo)  trasmetteva una dolente sensazione di jella e conseguente jattura, di sfiga per dirla semplice.
Tenni qualche giorno il pendaglio, ma la sensazione bussava continuamente alla mia coscienza, quindi mi decisi e lo buttai.
Lo buttai in un fiume, certo che il fiume tutto macini e digerisca, da una carcassa di lavatrice ad un pendaglio.
Poi, giorni dopo, presi un taxi. Appeso allo specchietto retrovisore ballonzolava quel volto, a colori. Devo dire che mi fece comunque tristezza.
Domandai… Scoprii di aver buttato Sai Baba…Il punto è che i SaiBabani (si chiamano così!) non hanno diffuso l’immagine del venerato, da vecchio. O meglio, non l’hanno diffusa come la stessa del giovane Sai Baba. Quindi chi, come me, ignorava, s’è giocato l’aiuto di Sai Baba, ora che svolazza nei mondi impalpabili dell’aldilà.

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Il peso degli anni

(fonte: Corriere della Sera del 14/2/2012)

In realtà l’articolo è più articolato (s’impone il bisticcio), ma è una sequenza fiaccante di “enne”, il cinquantaduenne ed il quarantatreenne, il primo che trapassa dopo una discussione col secondo, che però, il secondo, è lui stesso a chiamare i soccorsi.
Bene, con tutto il rispetto per il cinquantaduenne trapassato, trovo queste notizie sconvolgenti.
Sottolineo che hanno dimenticato di precisare l’età degli altri attori: il bar è un ventenne, mentre il parcheggio, lo si capisce anche dalla strafottenza, ha quattordici anni e qualche brufolo.

Leggo spesso i commenti di Aldo Grasso, sul sito del Corriere, perché lo ritengo un acuto osservatore della fenomenologia televisiva, e non solo, anche se – non me ne voglia… Ma tanto non mi leggerà – l’immondezzaio infinito della televisione, spesso fa si che le sue mani s’insozzino e che, è questo l’effetto, paia occuparsi di questioni assolutamente futili.
Purtroppo, questa è parte della sua materia. 
Non capisco bene, però, questo suo articolo.
La considerazione sulla scopiazzatura di battute circolanti su twitter, da parte di Crozza, non m’appassiona. Mi pungola, invece, la riflessione breve sull’acquisto di libri di poesia, dopo che Saviano ne tratta in televisione.
Non che voglia difendere Saviano, non ne ha bisogno, ma non comprendo la critica.
Siamo pecore? Si, senza dubbio, non c’è bisogno di Grasso e di Saviano per aprire gli occhi.
L’argomento è anche molto complesso, le regole sottese alle dinamiche delle masse sono spesso ignorate, banalizzate, ma lavorano nell’ombra costantemente.
Essendo pacifico il nostro incedere ovino, perché non gioire (si, gioire) se una trasmissione, in modo pur criticabile, induca all’acquisto di un libro di poesia (fra l’altro, di una grande poetessa)?
Il timore, poi, che si imiti, in ultimo, noi stessi, è più che fondato… Ma dove sta il male?
Intendo dire che, facendo un onesto bilancio, quindi elencando costi e ricavi, meglio un libro acquistato grazie a Saviano, che una lite in famiglia per la nomina di un coglione qualsiasi, “abbandonato” alle telecamere su di un’isola o chiuso in una casa a cinecittà.
Non ci si può lamentare della mancanza di cultura, per poi vivisezionare a scopo demolitorio i tentativi di diffusione della stessa.
Quando un organismo annaspa, quando si ha fame d’aria, una boccata permette di trascinarsi almeno di un passo, per poi sperare sempre in una rinascita futura.

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