Dimmi con chi vai…

E’ semplicemente inutile cercare di smontare il senso ed il messaggio di un proverbio.
Da dove vengono? Da quale remoto passato? Quale conoscenza ha prodotto queste sintesi, spesso disarmanti?
Io non ho la competenza per affrontare questi temi, ma appare chiaro che dei proverbi siano trascrizioni di leggi naturali e universali, e – per questa ragione – non possono essere sbugiardati.
Tempo fa ne lessi casualmente uno che non conoscevo, stupendo: “attendi il porco alla quercia”. Qualcuno può tentare di smontarlo?
Ora, però, tratto “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.
Perché il delinquente va coi suoi pari? Perché il potente fa lo stesso? Perché il poveraccio frequenta i suoi simili? E perché il cretino lo imita?
Perché il cacio va coi maccheroni? Perché il burro con la marmellata? Perché il cane va col padrone, ed il padrone col cane? Perché la corda con l’arco?
Pensate che il proverbio tratti solo di rapporti umani? E’ un errore.
Inoltre, anche e soprattutto nei casi in cui la frequentazione si gioca sugli opposti (arco-corda, cane-padrone, ma anche uomo e donna), questo contrasto è sotteso di similitudine.
In altre parole: quando non si comprendono le cause d’una frequentazione, allora si deve affondare lo sguardo, sbirciare “dietro”, “sotto”, e non temere: la similitudine si disvelerà, prima o poi… E non è detto che sia una scoperta piacevole.
Tornando però all’essere umano: non ce n’è… Quando ci si domanda perché due persone si frequentano, quando non lo si capisce, si deve solamente attendere, con occhi aperti.
La similitudine fra i due apparirà. Basta ricordarsi, in quel momento, che il proverbio non può sbagliare, per sua natura, mai.

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Allevamento disanimale

Della fine del bucentauro non so nulla, anche delle altre creature mitologiche non ho notizie, ma del centauro si! Si è estinto, quando non si conosce, ma l’ultimo è morto non solo nel mito. A parte il De Chirico dell’immagine (è un quadro che mi piace molto), della morte dell’ultimo centauro ne parla anche Saramago, in “Oggetto quasi”. Quindi, scimmiottando José, “non ci sarà nient’altro da raccontare”. Il centauro non c’è più e lo stesso vale per le creature mitologiche e fantastiche in genere. Ovviamente sto parlando dell’aspetto fisico, materiale. Ciò che rievocano simbolicamente lo si legge ancora nei modi di molte persone.
Comunque: se, dai meandri ancora sconosciuti della nostra conoscenza, dovesse affacciarsi una nuova bestia del genere, molto cattiva peraltro, ma filosofa, molto filosofa, che potesse quindi applicare una cattiveria analizzata, scientifica… se la stirpe di questa bestia dovesse allevarci in gabbia, intensivamente, copiando i nostri sani comportamenti, quindi nutrendoci con sfarinati di origine umana addizionati d’antibiotico, per poi mangiarci in tutti i modi… Allora mi domanderei: visto che, al momento, noi riserviamo tale sorte agli animali, e i loro difensori, che a mio avviso in parte non vaneggiano, affermano che li trattiamo in modo “disumano”, allora, fossimo noi in gabbia, le bestie cattive di cui sopra ci tratterebbero in modo “disanimale”?   

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