Ranocchi

Questa mattina, una di quelle contrassegnate dalla desolazione nel cuore, sul treno ho visto un geologo che conosco. Io lo conosco, ma lui non si ricorda di me.
Io, al contrario, lo ricordo bene. Lavora all’Università di Milano, ho assistito anche alla sua tesi di dottorato, che – rammento come fosse ieri – avevo trovato molto noiosa.
Io non sono geologo, ma qualcosa non tornava nell’esposizione.
Mi dava la sensazione di aver rimescolato gl’ingredienti, e nulla più; come se un ristoratore, tutto esaltato, mi proponesse i quattro formaggi agli gnocchi. Ecco, avevo proprio quella sensazione.
Quindi: questa mattina in treno, lui, dotto disquisiva di scienze. Io, memore della sua tesi, a conoscenza inoltre del suo percorso universitario seguente, non ce l’ho fatta.
Mi sono alzato, gli ho puntato l’indice, dritto verso il naso, a 20 centimetri di distanza.
Ho urlato una cosa tipo”AAAUAHHHGGGG!” e l’ho trasformato in ranocchio.
”AAAUAHHHGGGG!” non significa nulla, ma non potevo scatenare l’incantesimo, senza utilizzare una parola magica, in pubblico. A casa mia me ne sbatto, ma in pubblico non si può.
E allora lui era lì, coi vestitini precisi a quelli di prima (da umano), che si erano adatti come taglia e forma alle nuove sembianze, era lì che gracidava sul sedile.
Gli altri passeggeri erano attoniti. Ho chiamato una tizia, una brutta tizia, che si è avvicinata a me con la morte nel cuore, mi temeva.
L’ho obbligata a baciarlo. Lui è tornato umano, coi vestiti come prima, normali, come se nulla fosse accaduto. La magia è da non crederci, è pazzesco come mutino i vestiti, coerentemente. La tizia è svenuta.
Poi, nulla. Il treno è arrivato a Sesto, sono sceso.
In carrozza tutti muti.
Lui non disquisiva più di scienze, il coglione.
In ogni caso, continuo ad avere la desolazione nel cuore. Questa sera salgo sul treno e li trasformo tutti.

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