Critical mono-mass

Questa mattina ho visto una tizia in bicicletta che, dovendo svoltare a sinistra ad un semaforo, si buttava in mezzo al traffico col braccio sinistro ben teso e orizzontale, per indicare la direzione.
Peccato, anzi, peccatissimo, che si trattava di un incrocio sotto il cavalcavia Bacula a Milano, laddove s’incrocia la strada che porta in tangenziale.
Un formicaio di auto giustapposte a mò di Tetris.
Insomma: quando non si ha paura, si fa paura. Lo cantava Faber: “Qui chi non terrorizza s’ammala di terrore”.
Ha creato il panico fra le auto, roba da schiacchiarla senza pietà.

Dedicarsi al nulla

Nutro sincera e profonda stima per alcuni personaggi, quali Gianni Brera e Beppe Viola, quali Gianni  Minà e Oliviero Beha, più altri sicuramente esistenti, ma che non conosco.
A questi aggiungo il giovane Paolo Maggioni, che, a mio avviso, col tempo, verrà considerato (come i sopra citati) un uomo di cultura.
Per tutti gli altri giornalisti sportivi nutro una profonda invidia, che sfiora il risentimento, poiché – di fatto – si dedicano al nulla.
Discutono animatamente, litigano e si insultano, generano e alimentano alterchi in diretta, il tutto… per niente.
Si lanciano in profondissime analisi tecnico-tattiche, non disdegnano la visione psicologica dell’uomo fragile, quando minaccia la potenza del campione. Tutto questo… per nulla.
Un nulla pagato.
Sarebbe ben più impegnativo e logorante occuparsi d’economia, di cronaca, di politica, di società in generale; invece no! Questi eletti disquisiscono intorno al nulla. Perché di nulla si tratta. Non me ne vogliano gli amanti del calcio, anche io mi gusto qualche partita in compagnia di mio padre. L’aspetto inopinabile (a mio avviso) della questione, sta nel fatto che se il calcio sparisse, d’un botto, ora, nulla di grave accadrebbe. Non è un bisogno primario, e neppure secondario.
Quindi beati loro, che si dedicano (con ampi e rilassati respiri dell’anima) al nulla. 

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