La miglior controllora possibile

Questa mattina il treno FS (non importa che linea, sono tutte uguali) ad una stazione si è fermato un po’ “lungo”, quindi 3 carrozze erano oltre la banchina.
Molte persone, allora, hanno dovuto risalire la banchina per raggiungere il convoglio e salire. Ad un tratto, la controllora si è alterata, urlando ai passeggeri di salire, di non perdere tempo, di non indugiare, altrimenti non ci saremmo più mossi.
Il solito paladino della giustizia, quindi, è intervenuto, ammonendo la controllora, non si dà del cretino alle persone quando il treno si ferma lungo ed è sempre in ritardo, insomma che modi, scrivo alla direzione, eccetera, per descriverla brevemente “alla Saramago”.
La controllora, sicuramente illuminata da un dio minore ma competente, ha accennato a rispondere: “Ma lei vuole sapere perché i treni sono sempre in ritardo?”, alludendo al fatto che lo siano per via della lentezza nella salita e nella discesa alle varie soste.
A quel punto, tutti hanno seguito il paladino della giustizia, inveendo contro la controllora, che si è allontanata mestamente.
E… boh, ho pensato che allora nei paesi in cui i treni sono puntuali le persone si muovono alla velocità della luce, sono particelle che si ricompongono sedute sul treno. Non c’è altro motivo.

Share

A petto nudo

Mio padre è, da sempre, un gran consumatore di film western e di guerra.
Da decenni, allora, lo vedo illuminato dalle luci pulsanti della televisione. Ora blu, ora arancione, ora giallastro e rosso, egli è ipnotizzato da spari, esplosioni, urla, imprecazioni e gemiti di morenti.
Forse per questa sua passione, da piccolo, intuii quanto dovesse essere molto più atroce e doloroso ricevere una o più pallottole in pieno petto nudo, piuttosto che ben coperti e riparati almeno da una t-shirt in cotone.
Questo tarlo senza una logica terrestre, negli anni, s’è ben guardato dal bucare il mio cranio, dall’uscire all’aria aperta; non m’ha mai abbandonato.
Ancora oggi, all’improvviso, nei momenti più disparati, m’assale il pensiero di beccarmi una pallottola, che so… in un polmone, anche solo in una spalla, ma rigorosamente a petto nudo.
Oggi m’è capitato mentre facevo colazione.  M’hanno preso… penso il fegato.
Allora ho pensato che – senza alcun dubbio – deve esistere un legame fra il punto che immagino venga colpito ed il mio stato d’animo.
Banalmente: non digerisco una situazione, mi sparano allo stomaco. Mi sento amareggiato: pam! Mi beccano la cistifellea. 
Poi, fortunatamente, mi sono reso conto che una giornata, con questo preludio, non potrebbe che sfociare in un dramma insopportabile, quindi ho cercato di concentrarmi sui biscotti.  

Share