Più dita

Quando arriva il periodo caldo e la città pullula di sandali, allora seduto in metropolitana spesso mi ritrovo a guardare i piedi. A me piacciono i piedi, cioè, intendo esteticamente.
Anche i miei piedi non li trovo niente male; aggiungo che se la mia bellezza globale fosse al pari di quella dei miei piedi, ecco… Forse sarei un semidio, almeno.
Ma, a prescindere da questo: in metropolitana mi capita di perdermi fra le dita (se sono belle) e forse questa deriva mi confonde, perché talvolta di un piede conto 6 dita. Anche sette, mi è capitato una volta.
Questo errore percettivo è fortunatamente effimero, quindi conto al secondo o terzo tentativo – con esattezza – il numero di cinque, ma anche di quattro (anche questo mi è capitato una volta).
L’aspetto della vicenda che mi fa riflettere anche ora, a estate sepolta, è che quando conto un numero di dita superiore a cinque, non mi stupisco di ciò che vedo, ma del fatto che queste persone sfoggino con noncuranza questa proliferazione anomala. Io non reggerei.
Se, invece, ne conto quattro, il pensiero è di pietà, poiché dietro a quel numero penso che si celi una tragedia.
Beh, tutto qui. Queste diverse reazioni di fronte al numero delle dita m’incuriosisce.

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