….E ci credo….

Pensavo che Paracelso, se la storia è vera, era per forza di cose bello tranquillo, concentrato sulle sue misture, sugli alambicchi ed i temi natale al momento del concepimento e non alla nascita e sulle segnature ed i metalli ed il laudano e l’iperico che allontana i vermi dal formaggio che è lì bello tranquillo a stagionare e sulle ondine, gnomi e spiriti della natura, e sul sangue del paziente impastato a cera per trasmettere i rimedi e nei roghi dei libri all’università, perché lui era la verità, e tutte queste belle cose.
Lui era lì, bello sereno, perché da bambino un maiale gli aveva staccato (senza restituirli) i genitali con un morso.

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Generatore di poesie Bondiane

E’ toccante come il Ministro Bondi debba (DEBBA) ricordarci di essere la “guida” culturale dell’italiche genti.
Toccante. Forse pensando a Bondi non salta in testa la cultura? Io ringrazio il Dio competente del caso, perché ci ha donato Bondi. Voi non capite. No.
Ordunque, il Ministro ci rammenta il suo umile ruolo minacciando di cacciare il naso nella giuria del festival del cinema di Venezia.
Se qualcuno, per caso, avesse dubbi sulla preparazione artistica del Ministro, consiglio di cliccare qui e generare qualche poesiuola nel suo invidiabile stile.
Si, perché la poetica del Ministro può essere imitata solo da un potente microprocessore. Nessun umano può tanto.
Ringrazio sempre il relativo Dio competente (in questo caso intendo quello della creatività informatica); come potremmo vivere dignitosamente senza queste entità tutelari? Bah…

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C’èsare

Mi capita sempre quando sono triste (ma triste sul serio, non un pochetto malinconico) che, per prima cosa, incappo in un libro di Pavese in offerta stracciatissima, allora lo compro e lo rileggo, perché già l’ho letto ma non resisto. Per esempio pochi giorni fa, all’edicola della stazione FS di Sesto San Giovanni, c’era “Prima che il gallo canti” a 1 €! Giuro, 1 €!
Allora, quando sono triste, quindi, mi rileggo Pavese e la lettura mi devasta l’anima ancora di più, con ‘sto ronzio del silenzio e le lampade all’acetilene e le grotte cigliate di capelvenere e le labbra spumose delle onde del mare e così via…
Allora poi entro in una seconda fase, durante la quale mi guardo intorno e soppeso la mia inutilità contingente, perché mi ritrovo a devastarmi l’anima (già cariata), leggendo Pavese e la sua ineluttabile umana solitudine, consapevole che mi stia facendo del male, mentre fuori di me accadono fatti importanti, tipo i segnali di questi ultimi tempi intorno ad una (dico io) meritata e lenta agonia del governo.
Questo fatto mi disturba un po’, perché non vorrei mai che qualcuno più devastato di me collegasse la mia tristezza alla fine dell’era Berlusconi, che, sia chiaro, al contrario mi rallegra e ridesta in me la speranza. E’ uno di quegli eventi per cui potrò dire con orgoglio: “Io c’ero…”.