Il fottuto trucco del Molise

Quand’ero bambino sospettavo che il Molise non esistesse. Non me ne abbiano i Molisani; l’indizio era che alle previsioni del tempo, quando elencavano le temperature d’Italia, Campobasso risultava sempre “non pervenuta”.
Poi, crescendo, raffinai il mio dubbio: concepii quella regione semplicemente “sulla carta”, con falsi confini, false istituzioni (all’insaputa degli uomini dello stato, lì peraltro stanziati). Un inghiottitoio di risorse, da spartire fra politici corrotti e avidi. Amici ne varcarono i confini, in entrata e in uscita. Cercarono di liberare la mia mente da questo inutilissimo tarlo, senza troppo successo. Durante la naja un ignobilissimo e parassita sergente maggiore sosteneva d’essere Molisano. Io stesso ci andai, ma la realtà mi parve ricoperta dalla tipica pellicola che secerne l’inganno.
Ora, pur restando sempre guardingo al nome del Molise, ho capito che la classe politica non ha bisogno di espedienti così contorti per derubarci denaro da destinare ai propri porci comodi. Devo tornarci al più presto.

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