Le formiche volanti

Nell’hotel governativo di Rangat l’aria era ferma e appiccicosa. Sembrava di attraversare camminando dell’olio vaporizzato; una sostanza oleosa e densa aderiva alla pelle lasciandoci preda di una pellicola soffocante.
 
La spoglia scrivania della reception era minacciata da gigantesche pale, che roteavano lentamente accompagnate da un cigolio d’attriti cronici, il che non avvalorava la mia teoria dell’atmosfera unta.
L’uomo ad accoglierci pareva un alieno rispetto agli altri locali: un indocinese, qualcosa del genere, i cui lineamenti erano stranieri in terra straniera. Questo ci univa. 
Spesso suonava il telefono e purtroppo non comprendevo la lingua: mi incuriosiva sapere i contenuti delle telefonate; l’hotel era semivuoto. Forse erano tentativi di prenotazione, ai quali veniva negato questo privilegio: soggiornare all’Hotel governativo.

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